(English below) L'articolo propone una lettura semiotica di due opere d'arte sulla prima e la seconda Guerra del golfo, confutando l'accusa che è stata loro rivolta da diversi interpreti di operare una "estetizzazione della guerra" e mostrando, grazie all'analisi semiotica, che le qualità estetiche e 'visive' di questi lavori sono, al contrario, gli operatori del potere testimoniale di queste opere. L'articolo chiarisce anzitutto il tratto specifico degli interventi militari cosiddetti “preventivi” tipici dello stato di eccezione, che trovano la loro legittimazione nella costruzione percettiva condivisa di una minaccia e di un rischio. A partire da questo tratto il testo si concentra su come la costruzione di questa percezione sia al centro dei due lavori che, a dieci anni di distanza l'uno dall'altro, si sono confrontati con questi eventi: Gerhard Richter con il libro War Cut (2003), in cui assembla stralci di giornale sulla guerra e dettagli di uno dei suoi dipinti astratti e Werner Herzog con il film Lessons of Darkness (Lektionen in Finsternis 1992), in cui esplora il paesaggio del Kuwait devastato dai pozzi di petrolio in fiamme, accompagnando le immagini con un testo apocalittico che non fa alcun riferimento esplicito al conflitto. L'articolo discute e confuta le accuse di “anestetizzazione della guerra” rivolte da alcuni critici a queste opere e mostra come, al contrario, esse, concentrandosi sui processi di emersione o di erosione della figuratività, riflettano sui modi in cui il discorso mediatico ha partecipato alla produzione del rischio, oltre a dare conto dell'impatto traumatico del conflitto su quei civili che l'idea di guerra preventiva riduce a "danni collaterali". The first and second Gulf Wars are “preventive” military interventions typical of the state of exception, which find their legitimacy in the shared perception of an imminent threat and risk. Ten years apart, Gerhard Richter and Werner Herzog have grappled with these events. The former with the book War Cut (2003), in which he assembles newspaper excerpts about the war and details from one of his abstract paintings; the latter with the film Lessons of Darkness (Lektionen in Finsternis 1992), in which he explores the landscape of Kuwait devastated by burning oil wells, but accompanies the images with an apocalyptic text that makes no explicit reference to the conflict. The article discusses and refutes the accusations of “anesthetization of war” made by some critics to these works and shows how, on the contrary, they testify to specific aspects of these conflicts. In particular, by focusing on the emergence of figurativity or its erosion, they reflect on how the media discourse participated in the production of risk and on the traumatic impact of the conflict on civilians.
Wunderbare Kombinationen. Figurabilité des guerres du Golfe chez Gerhard Richter et Werner Herzog = Wunderbare Kombinationen. Figurability and the Gulf Wars according to Gerhard Richter and Werner Herzog
Mengoni, Angela
2022-01-01
Abstract
(English below) L'articolo propone una lettura semiotica di due opere d'arte sulla prima e la seconda Guerra del golfo, confutando l'accusa che è stata loro rivolta da diversi interpreti di operare una "estetizzazione della guerra" e mostrando, grazie all'analisi semiotica, che le qualità estetiche e 'visive' di questi lavori sono, al contrario, gli operatori del potere testimoniale di queste opere. L'articolo chiarisce anzitutto il tratto specifico degli interventi militari cosiddetti “preventivi” tipici dello stato di eccezione, che trovano la loro legittimazione nella costruzione percettiva condivisa di una minaccia e di un rischio. A partire da questo tratto il testo si concentra su come la costruzione di questa percezione sia al centro dei due lavori che, a dieci anni di distanza l'uno dall'altro, si sono confrontati con questi eventi: Gerhard Richter con il libro War Cut (2003), in cui assembla stralci di giornale sulla guerra e dettagli di uno dei suoi dipinti astratti e Werner Herzog con il film Lessons of Darkness (Lektionen in Finsternis 1992), in cui esplora il paesaggio del Kuwait devastato dai pozzi di petrolio in fiamme, accompagnando le immagini con un testo apocalittico che non fa alcun riferimento esplicito al conflitto. L'articolo discute e confuta le accuse di “anestetizzazione della guerra” rivolte da alcuni critici a queste opere e mostra come, al contrario, esse, concentrandosi sui processi di emersione o di erosione della figuratività, riflettano sui modi in cui il discorso mediatico ha partecipato alla produzione del rischio, oltre a dare conto dell'impatto traumatico del conflitto su quei civili che l'idea di guerra preventiva riduce a "danni collaterali". The first and second Gulf Wars are “preventive” military interventions typical of the state of exception, which find their legitimacy in the shared perception of an imminent threat and risk. Ten years apart, Gerhard Richter and Werner Herzog have grappled with these events. The former with the book War Cut (2003), in which he assembles newspaper excerpts about the war and details from one of his abstract paintings; the latter with the film Lessons of Darkness (Lektionen in Finsternis 1992), in which he explores the landscape of Kuwait devastated by burning oil wells, but accompanies the images with an apocalyptic text that makes no explicit reference to the conflict. The article discusses and refutes the accusations of “anesthetization of war” made by some critics to these works and shows how, on the contrary, they testify to specific aspects of these conflicts. In particular, by focusing on the emergence of figurativity or its erosion, they reflect on how the media discourse participated in the production of risk and on the traumatic impact of the conflict on civilians.File | Dimensione | Formato | |
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