La presente ricerca si fa largo fra le larghe maglie di un territorio di montagna, di un territorio che si perde nei ricordi di una memoria storica, di un valore sociale e ambientale, più o meno noto, più o meno recuperato. È un ritorno sul fronte, è un ritorno ai ‘teatri di guerra’, la Prima, da dove, ancor oggi, affiorano, in modi e forme diverse: rovine di forti, di trincee, di camminamenti d’alta quota, di gallerie e di tutti quei sentieri, villaggi che, un po’ ovunque, numerosi, segnano la scena della ‘Guerra bianca’, di una guerra combattuta sulle nevi eterne, sui ghiacciai di vette tanto suggestive quanto impervie. Un ritorno debito e dovuto per poter restituire a quegli spazi, a tratti dimenticati, una certa riconoscibilità che, nel panorama attuale, si fa ragione progettuale, ragione interessata a mettere in scena oltre, è ovvio, un territorio di montagna di sorprendente bellezza anche di storia, di valore sociale e culturale. Si suggeriscono allora percorsi di conoscenza e approfondimento dello spazio fortificato e di tutti quei luoghi memori di un valore militare che, ‘a gran voce’, chiedono di essere ricordati e rinnovati. Un piano di recupero, dunque, che si fa non solo scoperta di un territorio storico ma anche opportunità per una riconquista di quelle bellezze naturalistiche che lo contraddistinguono. Si va così rivelando un vero e proprio museo all’aperto visto in senso globale perché garante di un interesse escursionistico e naturalistico ma anche storico e civile. Un territorio animato, qua e là, da macchine da guerra, forti, rifugi, baluardi… che, in modi e forme tanto simili quanto diverse, affiorano dalle rocce, dai boschi, dai versanti di montagne segnati da chilometri di trincee, camminamenti, linee teleferiche. Si prospetta, allora, un ritorno a quelle terre cariche di valore paesaggistico ma anche di 'ragione' di guerra, il cui ‘sfruttamento’ non dipende, in effetti, solo dalla ‘forma’ ma anche e soprattutto dal ‘senso’ di luogo, ovvero dal sistema di valori che si sono andati delineando nel tempo e che, progressivamente, si fanno risorse ambientali da interpretare quali parte di un sistema relazionale sia cartografico e sia di ricordo. Tali singolari terrae incognitae conquistano ‘ragione’ sia nel passato e sia nel presente in modo da proiettare nello spazio un bagaglio di emozioni, virtù e qualità in grado di guidare la trasformazione. Si suggerisce, allora, un confronto armonico tra sapere storico, cognitivo e sapere territoriale, ambientale, un confronto che si rivela maglia di relazioni ambientali articolate, dal momento che la materia storica e quella geografica, le carte cognitive e le carte topografiche si fanno compartecipi, parti comuni nell’immagine spaziale e quindi della scoperta e della valorizzazione ambientale. In definitiva, si propone un viaggio del tutto ‘fisico’ ma dalle suggestioni e dai ricordi di un tempo passato in grado di mettere in stretto rapporto luoghi e storia. Un pensiero progettuale che, proprio attraverso un attento piano di recupero, di potenziamento con attività turistiche, culturali, didattiche… si fa interprete di ‘teatri di guerra’ messi, ora, a sistema da percorsi, da rapporti diretti e indiretti, fisici e visivi.

Liberare la voce dei luoghi. Un ritorno in montagna, un ritorno ai teatri di guerra

Dalzero, Silvia
2015

Abstract

La presente ricerca si fa largo fra le larghe maglie di un territorio di montagna, di un territorio che si perde nei ricordi di una memoria storica, di un valore sociale e ambientale, più o meno noto, più o meno recuperato. È un ritorno sul fronte, è un ritorno ai ‘teatri di guerra’, la Prima, da dove, ancor oggi, affiorano, in modi e forme diverse: rovine di forti, di trincee, di camminamenti d’alta quota, di gallerie e di tutti quei sentieri, villaggi che, un po’ ovunque, numerosi, segnano la scena della ‘Guerra bianca’, di una guerra combattuta sulle nevi eterne, sui ghiacciai di vette tanto suggestive quanto impervie. Un ritorno debito e dovuto per poter restituire a quegli spazi, a tratti dimenticati, una certa riconoscibilità che, nel panorama attuale, si fa ragione progettuale, ragione interessata a mettere in scena oltre, è ovvio, un territorio di montagna di sorprendente bellezza anche di storia, di valore sociale e culturale. Si suggeriscono allora percorsi di conoscenza e approfondimento dello spazio fortificato e di tutti quei luoghi memori di un valore militare che, ‘a gran voce’, chiedono di essere ricordati e rinnovati. Un piano di recupero, dunque, che si fa non solo scoperta di un territorio storico ma anche opportunità per una riconquista di quelle bellezze naturalistiche che lo contraddistinguono. Si va così rivelando un vero e proprio museo all’aperto visto in senso globale perché garante di un interesse escursionistico e naturalistico ma anche storico e civile. Un territorio animato, qua e là, da macchine da guerra, forti, rifugi, baluardi… che, in modi e forme tanto simili quanto diverse, affiorano dalle rocce, dai boschi, dai versanti di montagne segnati da chilometri di trincee, camminamenti, linee teleferiche. Si prospetta, allora, un ritorno a quelle terre cariche di valore paesaggistico ma anche di 'ragione' di guerra, il cui ‘sfruttamento’ non dipende, in effetti, solo dalla ‘forma’ ma anche e soprattutto dal ‘senso’ di luogo, ovvero dal sistema di valori che si sono andati delineando nel tempo e che, progressivamente, si fanno risorse ambientali da interpretare quali parte di un sistema relazionale sia cartografico e sia di ricordo. Tali singolari terrae incognitae conquistano ‘ragione’ sia nel passato e sia nel presente in modo da proiettare nello spazio un bagaglio di emozioni, virtù e qualità in grado di guidare la trasformazione. Si suggerisce, allora, un confronto armonico tra sapere storico, cognitivo e sapere territoriale, ambientale, un confronto che si rivela maglia di relazioni ambientali articolate, dal momento che la materia storica e quella geografica, le carte cognitive e le carte topografiche si fanno compartecipi, parti comuni nell’immagine spaziale e quindi della scoperta e della valorizzazione ambientale. In definitiva, si propone un viaggio del tutto ‘fisico’ ma dalle suggestioni e dai ricordi di un tempo passato in grado di mettere in stretto rapporto luoghi e storia. Un pensiero progettuale che, proprio attraverso un attento piano di recupero, di potenziamento con attività turistiche, culturali, didattiche… si fa interprete di ‘teatri di guerra’ messi, ora, a sistema da percorsi, da rapporti diretti e indiretti, fisici e visivi.
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