Nella città contemporanea si assiste alla messa in scena di un mondo virtuale, fatto di rapporti lontani, di frammenti. Un mondo in cui il ‹senso›, ovvero l’integrale verità nel suo accadere si manifesta nello spazio pubblico che si fa centro nevralgico della città del futuro, spazio di contatto e separazione al contempo. Si vive l’era delle partizioni, delle frontiere che si mostrano testimoni di realtà mutevoli, abitate da genti ‹in attesa›, in cui, incontrastato, il ‹malinteso› dimora. Pensare a luoghi dove il ‹malinteso› si rivela può essere un modo per contrastare una ricerca di tutti uguali, una ricerca di globalizzazione, di standardizzazione così da prospettare una realtà urbana nella quale lo spazio di collegamento si fa garante del ‹senso› della città, del dialogo fra le parti. Si suggerisce un sistema urbano: duttile e mutevole, articolato in megastrutture dalla variabilità funzionale e tipologica ma pur sempre organizzate sulla base di grandi infrastrutture fisse. Un pensiero compositivo disposto a unire differenze, a vedere il limite come occasione e non come ostacolo e favorire la comunicazione e l’intersezione delle parti. Insomma, L’attenzione si concentra più sulla qualità delle connessioni piuttosto che sulla qualità dei singoli.

Ciò che manca: dare spazio al ‹malinteso›

Dalzero, Silvia
2017

Abstract

Nella città contemporanea si assiste alla messa in scena di un mondo virtuale, fatto di rapporti lontani, di frammenti. Un mondo in cui il ‹senso›, ovvero l’integrale verità nel suo accadere si manifesta nello spazio pubblico che si fa centro nevralgico della città del futuro, spazio di contatto e separazione al contempo. Si vive l’era delle partizioni, delle frontiere che si mostrano testimoni di realtà mutevoli, abitate da genti ‹in attesa›, in cui, incontrastato, il ‹malinteso› dimora. Pensare a luoghi dove il ‹malinteso› si rivela può essere un modo per contrastare una ricerca di tutti uguali, una ricerca di globalizzazione, di standardizzazione così da prospettare una realtà urbana nella quale lo spazio di collegamento si fa garante del ‹senso› della città, del dialogo fra le parti. Si suggerisce un sistema urbano: duttile e mutevole, articolato in megastrutture dalla variabilità funzionale e tipologica ma pur sempre organizzate sulla base di grandi infrastrutture fisse. Un pensiero compositivo disposto a unire differenze, a vedere il limite come occasione e non come ostacolo e favorire la comunicazione e l’intersezione delle parti. Insomma, L’attenzione si concentra più sulla qualità delle connessioni piuttosto che sulla qualità dei singoli.
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