Si propone un’ipotetica strategia progettuale riguardante questioni di rigenerazione, recupero, riuso del sistema urbano in genere. Una strategia che dall’immaginazione spinge a prolungarsi in azione intessendo un rapporto diretto nel processo compositivo atto a innescare un campo di energie che nel gioco delle relazioni genera, nel tempo, gli spazi necessari. Si cerca, con un motto fuori tempo, di afferrare l’inattuale per aprire il quotidiano al futuro che ancora non vediamo né capiamo ma che ‘pianifichiamo’ in altro modo, con altre ‘forme’, con altre, inconsuete, innovative relazioni urbane e territoriali. Si potrebbe dire, un riappropriarsi ‘silenzioso’ dell’esistente, ora, reinventato in ‘forme’ diverse con, più o meno, piccoli, significativi ma dirompenti slittamenti di ‘senso’. In definitiva, si auspica una costruzione elementare di realtà abbandonate o degradate in modo da soddisfare altri, più attuali bisogni e sollevare dubbi sulle relazioni apparentemente consolidate ma, in vero, vecchie e obsolete, bisognose di correzioni, di un pensiero progettuale senza proclami o grida che in sole poche mosse possa conquistare, consapevolmente, un ‘senso’, un ‘utilizzo’ moderno. Non si vuole, certo, proporre un fare e pensare quale cura, palingenesi, purificazione e neppure quale elemento di ricostruzione ‘passiva’ bensì una prospettiva per una ‘spazialità’ disillusa, concreta, fatta di storie e di frammenti ricuciti dal movimento stesso del progetto e ben lontani da quel fare rinchiuso, spesso, in un irritante e sterile individualismo. Il pensiero compositivo che si va approssimando compie, allora, un salto nel vuoto, un azzardo, senza alcuna deduzione diretta né elaborazione scontata o risposta consolatoria. Una composizione che si propone di riordinare il ‘frammento’ in una forma tanto utile al presente quanto imprevista, riconoscibile nella scena contemporanea, attiva e reattiva della città. In altre parole significa trasformare in programma una condizione obbligata, riconsiderando gli strumenti e i modi di operare e quindi inventare nuove possibilità dentro la densità del già costruito e storicizzato, dentro la città consolidata e anche dentro il sistema allargato.

La città sospesa

Dalzero, Silvia
2017

Abstract

Si propone un’ipotetica strategia progettuale riguardante questioni di rigenerazione, recupero, riuso del sistema urbano in genere. Una strategia che dall’immaginazione spinge a prolungarsi in azione intessendo un rapporto diretto nel processo compositivo atto a innescare un campo di energie che nel gioco delle relazioni genera, nel tempo, gli spazi necessari. Si cerca, con un motto fuori tempo, di afferrare l’inattuale per aprire il quotidiano al futuro che ancora non vediamo né capiamo ma che ‘pianifichiamo’ in altro modo, con altre ‘forme’, con altre, inconsuete, innovative relazioni urbane e territoriali. Si potrebbe dire, un riappropriarsi ‘silenzioso’ dell’esistente, ora, reinventato in ‘forme’ diverse con, più o meno, piccoli, significativi ma dirompenti slittamenti di ‘senso’. In definitiva, si auspica una costruzione elementare di realtà abbandonate o degradate in modo da soddisfare altri, più attuali bisogni e sollevare dubbi sulle relazioni apparentemente consolidate ma, in vero, vecchie e obsolete, bisognose di correzioni, di un pensiero progettuale senza proclami o grida che in sole poche mosse possa conquistare, consapevolmente, un ‘senso’, un ‘utilizzo’ moderno. Non si vuole, certo, proporre un fare e pensare quale cura, palingenesi, purificazione e neppure quale elemento di ricostruzione ‘passiva’ bensì una prospettiva per una ‘spazialità’ disillusa, concreta, fatta di storie e di frammenti ricuciti dal movimento stesso del progetto e ben lontani da quel fare rinchiuso, spesso, in un irritante e sterile individualismo. Il pensiero compositivo che si va approssimando compie, allora, un salto nel vuoto, un azzardo, senza alcuna deduzione diretta né elaborazione scontata o risposta consolatoria. Una composizione che si propone di riordinare il ‘frammento’ in una forma tanto utile al presente quanto imprevista, riconoscibile nella scena contemporanea, attiva e reattiva della città. In altre parole significa trasformare in programma una condizione obbligata, riconsiderando gli strumenti e i modi di operare e quindi inventare nuove possibilità dentro la densità del già costruito e storicizzato, dentro la città consolidata e anche dentro il sistema allargato.
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