Un ritorno ai luoghi della I Guerra mondiale, un ritorno sul fronte, un ritorno in montagna, un ritorno che si perde nei ricordi di una memoria storica, di un valore sociale e ambientale. Un ritorno debito e dovuto per poter restituire a quei luoghi, troppo a lungo trascurati, una certa riconoscibilità che si fa, nel panorama attuale, ragione progettuale, ragione interessata a mettere in scena, oltre, è ovvio, un territorio di montagna di sorprendente bellezza anche di guerra, di storia che deve essere ricordata e avvalorata. Si suggeriscono allora percorsi di conoscenza e approfondimento dello spazio fortificato, escursioni alla scoperta di forti, più o meno distrutti, di trincee, di camminamenti d’alta quota, di gallerie e di tutti quei sentieri, villaggi che ovunque, numerosi, segnano il territorio della ‘Guerra bianca’, di quella guerra combattuta sulle nevi eterne, sui ghiacciai di vette tanto suggestive quanto impervie. Un piano di recupero, dunque, che si fa non solo scoperta di un territorio di valore storico ma, anche e soprattutto, di una certa riconoscibilità, o meglio di un’identità culturale e sociale a cui si aggiunge l’opportunità di scoprire la montagna, le bellezze naturalistiche che la contraddistinguono e che, sempre, mantengono vivo lo stupore nello sguardo di chi le osserva. Si va così rivelando un territorio dal valore escursionistico e naturalistico ma anche storico e civile, animato, qua e là, da ‘macchine da guerra’ affioranti, in modi e forme tanto simili quanto diverse, dalle rocce, dai boschi di montagne da cui si ode l'eco di un racconto di guerra rimasto a lungo silente.

Liberare la voce dai luoghi

DALZERO, SILVIA
2015

Abstract

Un ritorno ai luoghi della I Guerra mondiale, un ritorno sul fronte, un ritorno in montagna, un ritorno che si perde nei ricordi di una memoria storica, di un valore sociale e ambientale. Un ritorno debito e dovuto per poter restituire a quei luoghi, troppo a lungo trascurati, una certa riconoscibilità che si fa, nel panorama attuale, ragione progettuale, ragione interessata a mettere in scena, oltre, è ovvio, un territorio di montagna di sorprendente bellezza anche di guerra, di storia che deve essere ricordata e avvalorata. Si suggeriscono allora percorsi di conoscenza e approfondimento dello spazio fortificato, escursioni alla scoperta di forti, più o meno distrutti, di trincee, di camminamenti d’alta quota, di gallerie e di tutti quei sentieri, villaggi che ovunque, numerosi, segnano il territorio della ‘Guerra bianca’, di quella guerra combattuta sulle nevi eterne, sui ghiacciai di vette tanto suggestive quanto impervie. Un piano di recupero, dunque, che si fa non solo scoperta di un territorio di valore storico ma, anche e soprattutto, di una certa riconoscibilità, o meglio di un’identità culturale e sociale a cui si aggiunge l’opportunità di scoprire la montagna, le bellezze naturalistiche che la contraddistinguono e che, sempre, mantengono vivo lo stupore nello sguardo di chi le osserva. Si va così rivelando un territorio dal valore escursionistico e naturalistico ma anche storico e civile, animato, qua e là, da ‘macchine da guerra’ affioranti, in modi e forme tanto simili quanto diverse, dalle rocce, dai boschi di montagne da cui si ode l'eco di un racconto di guerra rimasto a lungo silente.
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