Un mondo recintato in cui il ‹senso›, ovvero l’integrale verità nel suo accadere, si manifesta in modo frenetico, in un’accelerazione del tempo che permette una convivenza degli opposti impensabile altrove. Uno spazio al limite che si fa centro nevralgico della città del futuro, spazio di contatto e separazione al contempo, abitato da genti ‹in attesa›, da aspiranti cittadini in sosta, sulla porta, incastrati in un mondo parallelo, atemporale, avulso da ogni comune definizione e cognizione. Un mondo che si dichiara luogo caratteristico, luogo di transizione nel quale prende forma un terzo spazio il cui centro è al suo interno, in cui tutto si confonde, si mescola in una sorta di ritorno al caos iniziale, a uno stato primigenio senza misura o forma alcuna. Una dimensione ridotta qualche volta a ridicolo corridoio e, più spesso, a spazio attraversato in cui il ‹malinteso› dimora e dove il disordine regna sovrano facendosi peculiarità essenziale da cui partire e da cui prospettare altra realtà. Pensare a luoghi dove il ‹malinteso› si rivela può essere, allora, un modo per contrastare una ricerca di tutti uguali, una ricerca di globalizzazione, di standardizzazione che, di fatto, porta a una sostanziale omologazione e quindi a un rifiuto dell’altro da se. Si suggerisce, allora, un sistema urbano: duttile e mutevole, articolato in megastrutture organizzate sulla base di grandi infrastrutture fisse e in ogni caso orientato al: riuso, recupero e riciclo quali alternative prime del pensiero compositivo.

Visioni in dissolvenza

Dalzero, Silvia
2018

Abstract

Un mondo recintato in cui il ‹senso›, ovvero l’integrale verità nel suo accadere, si manifesta in modo frenetico, in un’accelerazione del tempo che permette una convivenza degli opposti impensabile altrove. Uno spazio al limite che si fa centro nevralgico della città del futuro, spazio di contatto e separazione al contempo, abitato da genti ‹in attesa›, da aspiranti cittadini in sosta, sulla porta, incastrati in un mondo parallelo, atemporale, avulso da ogni comune definizione e cognizione. Un mondo che si dichiara luogo caratteristico, luogo di transizione nel quale prende forma un terzo spazio il cui centro è al suo interno, in cui tutto si confonde, si mescola in una sorta di ritorno al caos iniziale, a uno stato primigenio senza misura o forma alcuna. Una dimensione ridotta qualche volta a ridicolo corridoio e, più spesso, a spazio attraversato in cui il ‹malinteso› dimora e dove il disordine regna sovrano facendosi peculiarità essenziale da cui partire e da cui prospettare altra realtà. Pensare a luoghi dove il ‹malinteso› si rivela può essere, allora, un modo per contrastare una ricerca di tutti uguali, una ricerca di globalizzazione, di standardizzazione che, di fatto, porta a una sostanziale omologazione e quindi a un rifiuto dell’altro da se. Si suggerisce, allora, un sistema urbano: duttile e mutevole, articolato in megastrutture organizzate sulla base di grandi infrastrutture fisse e in ogni caso orientato al: riuso, recupero e riciclo quali alternative prime del pensiero compositivo.
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