Il progetto WALLSCOME è il primo studio ad analizzare sistematicamente il piano di divisione politico territoriale oggi in atto. Un progetto interdisciplinare nel quale più realtà entrano in gioco unite da un comune interesse di ridefinizione geografico spaziale. Il progetto, a partire dall'analisi critico oggettiva dello stato di fatto, valuta cause ed effetti in un'orchestrazione di piani di progetto disposti alla ridefinizione di spazio caratterizzato dalla compresenza, dalla giustapposizione di parti diverse. Lo spazio di confine viene identificato quale 'inizio narrativo’, luogo animato da un sentimento fantastico di speranza e di possibilità ancora da scoprire. Uno spazio organizzato, uno spazio, sovente dai tratti urbani, una sorta di ‘città miraggio’, di ‘città di confine’ e più spesso di ‘infrastruttura di contatto’. In definitiva, solo attraverso una fusione di orizzonti si ha comprensione reciproca: orizzonti cognitivi in grado di violare il Muro, andare oltre la partizione politico-territoriale da sempre imposta e che rende il mondo una sorta di baluardo più o meno fortificato di cui WALLSCOME suggerisce altra letture interpretando le linee di confine come ‘città’, città degli arrivi e delle partenze, città che si potrebbero dire: dall’andamento rizomatico. Un'idea di molteplicità in cui la struttura del ‘rizoma’ assume configurazioni decentrate in cui ogni parte può essere connessa a un’altra senza passare per punti notevoli predefiniti, un po’ come è la rete infrastrutturale o anche il sistema virtuale di contatti globali. Ebbene ma allora la realtà spaziale che, in forme e modi diversi, prende forma lungo le linee di confine si potrebbe dire della molteplicità nella quale il progetto di suolo si fa supporto di questa occupazione, di questa apparente contraddizione fra nomade e stabile, e dove si scopre una nuova mappa dello spazio delocalizzato che sempre più necessita di un attento pensiero progettuale che, qualche volta si fa ‘rigido’ e qualche volta ‘elastico’, qualche volta ‘invalicabile’ e qualche volta ‘flessibile’. Insomma, WALLSCOME mette in scena una nuova prospettiva che tratteggia i contorni degli spazi a confine quali realtà complesse, in continua metamorfosi, fatte di moltitudini, di spazi ibridi in cui si scontrano e trasformano modi divergenti di fare e pensare architettura e di cui ne suggerisce altra prospettiva.

Il confine abitato – il confine attraversato

Dalzero, Silvia
2019

Abstract

Il progetto WALLSCOME è il primo studio ad analizzare sistematicamente il piano di divisione politico territoriale oggi in atto. Un progetto interdisciplinare nel quale più realtà entrano in gioco unite da un comune interesse di ridefinizione geografico spaziale. Il progetto, a partire dall'analisi critico oggettiva dello stato di fatto, valuta cause ed effetti in un'orchestrazione di piani di progetto disposti alla ridefinizione di spazio caratterizzato dalla compresenza, dalla giustapposizione di parti diverse. Lo spazio di confine viene identificato quale 'inizio narrativo’, luogo animato da un sentimento fantastico di speranza e di possibilità ancora da scoprire. Uno spazio organizzato, uno spazio, sovente dai tratti urbani, una sorta di ‘città miraggio’, di ‘città di confine’ e più spesso di ‘infrastruttura di contatto’. In definitiva, solo attraverso una fusione di orizzonti si ha comprensione reciproca: orizzonti cognitivi in grado di violare il Muro, andare oltre la partizione politico-territoriale da sempre imposta e che rende il mondo una sorta di baluardo più o meno fortificato di cui WALLSCOME suggerisce altra letture interpretando le linee di confine come ‘città’, città degli arrivi e delle partenze, città che si potrebbero dire: dall’andamento rizomatico. Un'idea di molteplicità in cui la struttura del ‘rizoma’ assume configurazioni decentrate in cui ogni parte può essere connessa a un’altra senza passare per punti notevoli predefiniti, un po’ come è la rete infrastrutturale o anche il sistema virtuale di contatti globali. Ebbene ma allora la realtà spaziale che, in forme e modi diversi, prende forma lungo le linee di confine si potrebbe dire della molteplicità nella quale il progetto di suolo si fa supporto di questa occupazione, di questa apparente contraddizione fra nomade e stabile, e dove si scopre una nuova mappa dello spazio delocalizzato che sempre più necessita di un attento pensiero progettuale che, qualche volta si fa ‘rigido’ e qualche volta ‘elastico’, qualche volta ‘invalicabile’ e qualche volta ‘flessibile’. Insomma, WALLSCOME mette in scena una nuova prospettiva che tratteggia i contorni degli spazi a confine quali realtà complesse, in continua metamorfosi, fatte di moltitudini, di spazi ibridi in cui si scontrano e trasformano modi divergenti di fare e pensare architettura e di cui ne suggerisce altra prospettiva.
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