Edouard Léon Théodore Mesens (Bruxelles, 1903-1971) fu uno degli artisti più poliedrici della scena culturale belga: durante la sua lunga carriera fu musicista, collagista, poeta e scrittore, oltre che gallerista, collezionista e mercante, costantemente coinvolto nelle vendite e negli acquisti di opere d’arte degli artisti più progressisti dell’avanguardia belga e internazionale. Dopo aver aderito al movimento dadaista dal 1926 fu attivo nella frangia surrealista, e presto elesse il collage come medium prediletto della sua produzione, finalizzata, fin dagli esordi, a sovvertire i canoni visivi e linguistici vigenti in nome di un moderno paradigma dello statuto artistico. Tale approccio restò un tratto distintivo dell’intero operato di Mesens, anche quando, dopo un lungo periodo di pausa, all’indomani della Biennale veneziana del 1954 decise di riprendere l’attività di collagista, trovando in Italia un fertile contesto ricettivo alle sue ultime sperimentazioni. Attraverso l'analisi di testi visivi e materiali d'archivio per massima parte inediti, il presente articolo intende analizzare l’attività artistica di Mesens e gettare nuova luce sul corpus di collages del secondo dopoguerra, quando sotto l’egida di una rinnovata spinta creativa l’artista si misurò con le nascenti sperimentazioni linguistiche sorte in Europa all’indomani del secondo conflitto bellico.

«Moi, je reste, en 1960, fièrement surréaliste». E.L.T. Mesens: dalla ricerca dada-surrealista alle sperimentazioni verbovisuali degli anni Sessanta

Caterina Caputo
2020-01-01

Abstract

Edouard Léon Théodore Mesens (Bruxelles, 1903-1971) fu uno degli artisti più poliedrici della scena culturale belga: durante la sua lunga carriera fu musicista, collagista, poeta e scrittore, oltre che gallerista, collezionista e mercante, costantemente coinvolto nelle vendite e negli acquisti di opere d’arte degli artisti più progressisti dell’avanguardia belga e internazionale. Dopo aver aderito al movimento dadaista dal 1926 fu attivo nella frangia surrealista, e presto elesse il collage come medium prediletto della sua produzione, finalizzata, fin dagli esordi, a sovvertire i canoni visivi e linguistici vigenti in nome di un moderno paradigma dello statuto artistico. Tale approccio restò un tratto distintivo dell’intero operato di Mesens, anche quando, dopo un lungo periodo di pausa, all’indomani della Biennale veneziana del 1954 decise di riprendere l’attività di collagista, trovando in Italia un fertile contesto ricettivo alle sue ultime sperimentazioni. Attraverso l'analisi di testi visivi e materiali d'archivio per massima parte inediti, il presente articolo intende analizzare l’attività artistica di Mesens e gettare nuova luce sul corpus di collages del secondo dopoguerra, quando sotto l’egida di una rinnovata spinta creativa l’artista si misurò con le nascenti sperimentazioni linguistiche sorte in Europa all’indomani del secondo conflitto bellico.
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