Nell’area delle discipline legate al progetto, lo spostamento del baricentro appare evidente a tutti. L’irruzione del digitale, in principio ritenuto funzionale alla sola rappresentazione del progetto, oggi coinvolge l’intero universo scientifico, interagendo con i paradigmi disciplinari e con gli stessi processi cognitivi. Il mondo delle scuole di architettura fronteggia questa transizione con varie strategie – contrasto alla accettazione – determinando irrigidimenti o rimodulazioni delle offerte formative. In passato la nostra disciplina ha coltivato un’ambizione “scientista”, ritenendo di poter essere progressiva al pari di altre le quali, avvantaggiandosi delle nuove acquisizioni tecnologiche e scientifiche, avanzavano i dominî delle proprie conoscenze. Questa progressività può certo essere riconosciuta per alcuni ambiti disciplinari (le tecniche, le stesse rappresentazioni, in qualche misura anche le storie) ma non riguarda il nucleo seminale che resta centrato, a nostro avviso, sulla triade originaria. La gerarchia (equilibrio) tra Forma, Funzione e Struttura, nelle accezioni più ampie dei lemmi, resta un problema legato alla cultura individuale, soggettiva, autoriale. L’alternativa sembra essere demandare questa perenne dialettica tra diversi dominî a strumentazioni in grado di evitare arbitrî, consolidando i margini di rigore e consequenzialità dei dati iniziali. Vanno evitate le confusioni (e quindi le obiezioni) di una fantomatica contrapposizione tra una visione romantica ed epica del Progetto e una moderna comprensione della complessità. Il progettare resta un processo razionale che richiede competenze e cultura; il modo di servirsi di tali competenze e culture appartiene all’autore (e, in misura non prevedibile, al Caso). Competenze e cultura sono trasmissibili e dunque sono responsabilità della scuola (nuova, vecchia, in transizione). Perché, come ricordava il compositore pesarese, ciò che è bello non è necessariamente nuovo e ciò che è nuovo non è necessariamente bello.

Casa-madre. C’è del bello e c’è del nuovo. Ma ciò che è bello non è nuovo e ciò che è nuovo non è bello (Rossini)

Giani, Esther
2022-01-01

Abstract

Nell’area delle discipline legate al progetto, lo spostamento del baricentro appare evidente a tutti. L’irruzione del digitale, in principio ritenuto funzionale alla sola rappresentazione del progetto, oggi coinvolge l’intero universo scientifico, interagendo con i paradigmi disciplinari e con gli stessi processi cognitivi. Il mondo delle scuole di architettura fronteggia questa transizione con varie strategie – contrasto alla accettazione – determinando irrigidimenti o rimodulazioni delle offerte formative. In passato la nostra disciplina ha coltivato un’ambizione “scientista”, ritenendo di poter essere progressiva al pari di altre le quali, avvantaggiandosi delle nuove acquisizioni tecnologiche e scientifiche, avanzavano i dominî delle proprie conoscenze. Questa progressività può certo essere riconosciuta per alcuni ambiti disciplinari (le tecniche, le stesse rappresentazioni, in qualche misura anche le storie) ma non riguarda il nucleo seminale che resta centrato, a nostro avviso, sulla triade originaria. La gerarchia (equilibrio) tra Forma, Funzione e Struttura, nelle accezioni più ampie dei lemmi, resta un problema legato alla cultura individuale, soggettiva, autoriale. L’alternativa sembra essere demandare questa perenne dialettica tra diversi dominî a strumentazioni in grado di evitare arbitrî, consolidando i margini di rigore e consequenzialità dei dati iniziali. Vanno evitate le confusioni (e quindi le obiezioni) di una fantomatica contrapposizione tra una visione romantica ed epica del Progetto e una moderna comprensione della complessità. Il progettare resta un processo razionale che richiede competenze e cultura; il modo di servirsi di tali competenze e culture appartiene all’autore (e, in misura non prevedibile, al Caso). Competenze e cultura sono trasmissibili e dunque sono responsabilità della scuola (nuova, vecchia, in transizione). Perché, come ricordava il compositore pesarese, ciò che è bello non è necessariamente nuovo e ciò che è nuovo non è necessariamente bello.
2022
9791280379023
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