Cosa unisce le riflessioni esoteriche e profetiche circa le proiezioni architettoniche solari postulate dal vescovo e matematico spagnolo Juan Caramuel de Lobkovitz (1606 –1682), nel suo Architectura Civil Recta y Obliqua, pubblicato a Vigevano nel 1678, e le solar burns di un artista e un fisico come Charles Ross (1937), ottenute, a partire dagli anni Settanta del 900, con l’ausilio di lenti convesse orientate a seguirne con rigore l’eclittica e a trascriverne il percorso in un alfabeto composto di bruciature? E come può il Sole penetrare dentro un a serie di complessi condotti scavati in un vulcano spento, attraversando mille ostacoli fisici, e poi riprodursi con la sua superficie in fermento, nelle viscere sotterranee della più famosa eppure sconosciuta opera di land art contemporanea, il Roden Crater Project (1970-) di James Turrell (1936), ai Solstizi e agli Equinozi, ma anche in altre congiunzioni di portata cosmica? Il ruolo che la luce solare svolge all’interno delle opere analizzate in questo saggio slatentizza e rende manifesta una funzione che all’astro era già stata riconosciuta da epoche remote, ma anche, più recentemente, nella trattatistica prospettica Cinque- Seicentesca: lì il Sole diventava una forma-formante, l’archetipo del processo proiettivo e del senso logico-matematico (oltre che ottico-retinico) con cui si formavano le immagini di scorcio. Si tratta di una scrittura ardente, quelle operata dalla proiezioni solari, che in alcuni casi si equipara a quella osservata dall’occhio di Dio, e in altri alla registrazione del tempo secolare, con la sua ineluttabilità. In questa accezioni, le immagini prodotte dell’arco di più di 10 secoli di storia e di storie, sembrano tenute insieme, davanti all’osservatore-lettore attonito, da un comune destino di atrocità, indifferente alle preoccupazioni umane.
Sotto il segno dell’astro cabalistico. Alfabeti di fuoco e immagini modellate dal Sole = Under the Sign of the Kabbalistic Star. Alphabets of Fire and Images Shaped by the Sun
Agostino De Rosa
2025-01-01
Abstract
Cosa unisce le riflessioni esoteriche e profetiche circa le proiezioni architettoniche solari postulate dal vescovo e matematico spagnolo Juan Caramuel de Lobkovitz (1606 –1682), nel suo Architectura Civil Recta y Obliqua, pubblicato a Vigevano nel 1678, e le solar burns di un artista e un fisico come Charles Ross (1937), ottenute, a partire dagli anni Settanta del 900, con l’ausilio di lenti convesse orientate a seguirne con rigore l’eclittica e a trascriverne il percorso in un alfabeto composto di bruciature? E come può il Sole penetrare dentro un a serie di complessi condotti scavati in un vulcano spento, attraversando mille ostacoli fisici, e poi riprodursi con la sua superficie in fermento, nelle viscere sotterranee della più famosa eppure sconosciuta opera di land art contemporanea, il Roden Crater Project (1970-) di James Turrell (1936), ai Solstizi e agli Equinozi, ma anche in altre congiunzioni di portata cosmica? Il ruolo che la luce solare svolge all’interno delle opere analizzate in questo saggio slatentizza e rende manifesta una funzione che all’astro era già stata riconosciuta da epoche remote, ma anche, più recentemente, nella trattatistica prospettica Cinque- Seicentesca: lì il Sole diventava una forma-formante, l’archetipo del processo proiettivo e del senso logico-matematico (oltre che ottico-retinico) con cui si formavano le immagini di scorcio. Si tratta di una scrittura ardente, quelle operata dalla proiezioni solari, che in alcuni casi si equipara a quella osservata dall’occhio di Dio, e in altri alla registrazione del tempo secolare, con la sua ineluttabilità. In questa accezioni, le immagini prodotte dell’arco di più di 10 secoli di storia e di storie, sembrano tenute insieme, davanti all’osservatore-lettore attonito, da un comune destino di atrocità, indifferente alle preoccupazioni umane.File | Dimensione | Formato | |
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