Il saggio analizza il ruolo dei festival della performance tra gli anni Sessanta e Settanta come dispositivi artistici e politici capaci di ridefinire il rapporto tra arte e società. Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia filosofia della storia, New Historicism e Performance Studies, il festival viene interpretato non come semplice rassegna di eventi, ma come spazio processuale di invenzione collettiva, attraversato da tensioni tra istituzionalizzazione e desiderio dissidente. Al centro dell’analisi vi sono pratiche performative legate a Fluxus, agli happening e alle esperienze di artisti come Jean-Jacques Lebel, che concepiscono il festival come evento liminale, fondato sulla partecipazione, sulla dissipazione dell’energia sociale e sulla dissoluzione delle gerarchie tra artista e pubblico. Le traiettorie artistiche, sociali e politiche analizzate convergono nell’esame del conflitto esploso al Festival di Avignone nel 1968, letto come momento paradigmatico dello scontro tra due modelli opposti di cultura: da un lato il festival pedagogico e rappresentativo, dall’altro il festival come detonatore di desiderio, insubordinazione e trasformazione politica, la cui eredità continua a influenzare la fisionomia dei festival contemporanei.

All Tomorrow’s Parties. Corpi, comunità, dissipazioni nei festival della performance tra gli anni Sessanta e i Settanta

Sacchi, Annalisa
2025-01-01

Abstract

Il saggio analizza il ruolo dei festival della performance tra gli anni Sessanta e Settanta come dispositivi artistici e politici capaci di ridefinire il rapporto tra arte e società. Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia filosofia della storia, New Historicism e Performance Studies, il festival viene interpretato non come semplice rassegna di eventi, ma come spazio processuale di invenzione collettiva, attraversato da tensioni tra istituzionalizzazione e desiderio dissidente. Al centro dell’analisi vi sono pratiche performative legate a Fluxus, agli happening e alle esperienze di artisti come Jean-Jacques Lebel, che concepiscono il festival come evento liminale, fondato sulla partecipazione, sulla dissipazione dell’energia sociale e sulla dissoluzione delle gerarchie tra artista e pubblico. Le traiettorie artistiche, sociali e politiche analizzate convergono nell’esame del conflitto esploso al Festival di Avignone nel 1968, letto come momento paradigmatico dello scontro tra due modelli opposti di cultura: da un lato il festival pedagogico e rappresentativo, dall’altro il festival come detonatore di desiderio, insubordinazione e trasformazione politica, la cui eredità continua a influenzare la fisionomia dei festival contemporanei.
2025
9791256091294
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11578/372850
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