Avvocato di origini cremasche, appassionato di arte e letteratura, Rino Valdameri (Crema 1889 – Milano 1943) è stato un collezionista e promotore di arte italiana negli anni tra le due guerre. Iscrittosi al Partito Nazionale Fascista nel 1922, militò nelle frange del regime fino all’anno della sua prematura morte, avvenuta a Milano nel 1943. La sua iniziazione al mondo del mecenatismo coincise con l’avvio di una repentina scalata in alcuni dei più importanti settori della cultura istituzionale milanese. Nel corso degli anni Venti decise di curare una grande edizione della Divina Commedia di Dante con illustrazioni del pittore Amos Nattini. “Volevo creare un libro”, spiegava Valdameri, “che dal punto di vista tecnico-editoriale fosse il più importante del mondo e costituisse un’opera davvero monumentale”, una sorta di “altare della Nuova Italia al sommo poeta”. L’opera fu recepita dalla critica come il frutto di “un risorto mecenatismo”, e con lo scopo di diffondere su tutto il territorio nazionale e anche all’estero i nuovi ideali di ‘italianità’ e le sue matrici, l’impresa sfociò in un’esposizione itinerante che presentò al pubblico i volumi e i disegni originali di Nattini. Inaugurata a Roma presso la Casa di Dante, l’esposizione delle immagini Dantesche viaggiò per numerose città, in Italia e all’estro, approdando, nel 1931, al Jeu de Paume di Parigi e, nel 1939, presso la Sala Reale Kleycramp della Società Dante Alighieri dell’Aja. Attraverso l'analisi delle due mostre dedicate alla Commedia dantesca all'estero, e lo studio di documenti d’archivio in massima parte inediti, il presente contributo intende mettere in luce la diplomazia culturale e la retorica costruita dal fascismo intorno all'opera e la figura di Dante nel corso degli anni Trenta.
Le illustrazioni dantesche di Amos Nattini nelle mostre di propaganda fascista all’estero: dal Jeu de Paume di Parigi (1931) alla Società Dante Alighieri dell'Aja (1939)
Caputo, Caterina
2025-01-01
Abstract
Avvocato di origini cremasche, appassionato di arte e letteratura, Rino Valdameri (Crema 1889 – Milano 1943) è stato un collezionista e promotore di arte italiana negli anni tra le due guerre. Iscrittosi al Partito Nazionale Fascista nel 1922, militò nelle frange del regime fino all’anno della sua prematura morte, avvenuta a Milano nel 1943. La sua iniziazione al mondo del mecenatismo coincise con l’avvio di una repentina scalata in alcuni dei più importanti settori della cultura istituzionale milanese. Nel corso degli anni Venti decise di curare una grande edizione della Divina Commedia di Dante con illustrazioni del pittore Amos Nattini. “Volevo creare un libro”, spiegava Valdameri, “che dal punto di vista tecnico-editoriale fosse il più importante del mondo e costituisse un’opera davvero monumentale”, una sorta di “altare della Nuova Italia al sommo poeta”. L’opera fu recepita dalla critica come il frutto di “un risorto mecenatismo”, e con lo scopo di diffondere su tutto il territorio nazionale e anche all’estero i nuovi ideali di ‘italianità’ e le sue matrici, l’impresa sfociò in un’esposizione itinerante che presentò al pubblico i volumi e i disegni originali di Nattini. Inaugurata a Roma presso la Casa di Dante, l’esposizione delle immagini Dantesche viaggiò per numerose città, in Italia e all’estro, approdando, nel 1931, al Jeu de Paume di Parigi e, nel 1939, presso la Sala Reale Kleycramp della Società Dante Alighieri dell’Aja. Attraverso l'analisi delle due mostre dedicate alla Commedia dantesca all'estero, e lo studio di documenti d’archivio in massima parte inediti, il presente contributo intende mettere in luce la diplomazia culturale e la retorica costruita dal fascismo intorno all'opera e la figura di Dante nel corso degli anni Trenta.| File | Dimensione | Formato | |
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