Il volume di atti ripropone, in forma di pubblicazione separata, quanto già pubblicato nella rivista "Il Santo", 65, n. 1-2, 2025. Il saggio propone una rilettura dell’altare di Donatello progettato e realizzato da Camillo Boito tra il 1893 e il 1897 non come esempio di ricostruzione restaurativa, ma come una sorta di ‘‘dispositivo museale’’ destinato alla visione e al pubblico godimento del capolavoro del maestro fiorentino. Un intendimento che trova radici nel processo di ridefinizione della basilica di Sant’Antonio a Padova da luogo di culto a luogo di cultura, avviato nella prima metà dell'Ottocento grazie agli scritti e all’opera del maestro di Boito, Pietro Selvatico Estense. Pur appellandosi a fonti letterarie e filologiche, nella strategia del disporre a visione Boito si affida principalmente a un criterio di visibilità e coerenza spaziale desunto dall’esame autoptico dei bronzi donatelliani, assumendo su di sé la responsabilità interpretativa e in qualche misura ‘‘sentimentale’’ dell’opera del nuovo altare. //engl: The volume of proceedings republishes, in book form, material previously published in the journal Il Santo, 65, no. 1-2 (2025). This essay offers a reinterpretation of the altar of Donatello, designed and executed by Camillo Boito between 1893 and 1897 as part of the extensive restoration campaign for the seventh centenary of Saint Anthony. Rather than viewing it as a case of restorative reconstruction, the altar is presented as a kind of proto-museological dispositif, conceived for the viewing and public appreciation of the Florentine master’s masterpiece. This approach is rooted in the broader transformation of the Basilica of Saint Anthony in Padua from a place of worship to a site of culture a process initiated in the early nineteenth century through the writings and interventions of Boito’s mentor, Pietro Selvatico Estense. While Boito draws on literary and philological sources, his strategy of display privileges criteria of visibility and spatial coherence, derived primarily from direct examination of Donatello’s bronzes. In doing so, he assumes the interpretive and, to some extent, "sentimental" responsibility for shaping the new altar as an autonomous work.

Camillo Boito e il dispositivo dell'altare di Donatello (1893-1895)

Castellani, Francesca
2025-01-01

Abstract

Il volume di atti ripropone, in forma di pubblicazione separata, quanto già pubblicato nella rivista "Il Santo", 65, n. 1-2, 2025. Il saggio propone una rilettura dell’altare di Donatello progettato e realizzato da Camillo Boito tra il 1893 e il 1897 non come esempio di ricostruzione restaurativa, ma come una sorta di ‘‘dispositivo museale’’ destinato alla visione e al pubblico godimento del capolavoro del maestro fiorentino. Un intendimento che trova radici nel processo di ridefinizione della basilica di Sant’Antonio a Padova da luogo di culto a luogo di cultura, avviato nella prima metà dell'Ottocento grazie agli scritti e all’opera del maestro di Boito, Pietro Selvatico Estense. Pur appellandosi a fonti letterarie e filologiche, nella strategia del disporre a visione Boito si affida principalmente a un criterio di visibilità e coerenza spaziale desunto dall’esame autoptico dei bronzi donatelliani, assumendo su di sé la responsabilità interpretativa e in qualche misura ‘‘sentimentale’’ dell’opera del nuovo altare. //engl: The volume of proceedings republishes, in book form, material previously published in the journal Il Santo, 65, no. 1-2 (2025). This essay offers a reinterpretation of the altar of Donatello, designed and executed by Camillo Boito between 1893 and 1897 as part of the extensive restoration campaign for the seventh centenary of Saint Anthony. Rather than viewing it as a case of restorative reconstruction, the altar is presented as a kind of proto-museological dispositif, conceived for the viewing and public appreciation of the Florentine master’s masterpiece. This approach is rooted in the broader transformation of the Basilica of Saint Anthony in Padua from a place of worship to a site of culture a process initiated in the early nineteenth century through the writings and interventions of Boito’s mentor, Pietro Selvatico Estense. While Boito draws on literary and philological sources, his strategy of display privileges criteria of visibility and spatial coherence, derived primarily from direct examination of Donatello’s bronzes. In doing so, he assumes the interpretive and, to some extent, "sentimental" responsibility for shaping the new altar as an autonomous work.
2025
9788895908380
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Descrizione: saggio completo di tavole fuori testo
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