Questo libro indaga un’ampia serie di testi, di immagini e di rappresentazioni sceniche, diversi tra loro per provenienza (Venezia, Firenze, Mantova, Napoli) e cronologia (dal Quattro al Seicento), con lo scopo di ridiscutere il rapporto tra festa e teatro nel Rinascimento italiano. L’ipotesi di lavoro è che la gerarchia accettata, di prassi, per queste due tipologie performative – la festa farebbe da incubatrice al teatro frenandone, al contempo, la messa a fuoco sul piano drammatico – sia del tutto inadatta alla prima età moderna, quando queste forme culturali si dimostrano, invece, reciprocamente implicate, sino alla mescidanza e alla sovrapposizione. La festa come oggetto ermeneutico, ricostruibile solo per via induttiva e attraverso l’accumulo di media eterogenei (relazioni a stampa e documenti manoscritti, incisioni e disegni preparatori, descrizioni e rappresentazioni degli apparati), scarta perciò dalle tradizioni disciplinari e recupera, piuttosto, un’intuizione di Jacob Burckhardt, secondo cui “le più alte manifestazioni di festa in Italia costituiscono un autentico trapasso dalla vita all’arte”. Questa tesi è ripresa e sviluppata da Aby Warburg, che ritiene gli elementi sociali, rituali e latamente antropologici delle feste, intese appunto come “forme intermedie”, essenziali anche per la comprensione di generi apparentemente più normati come il dramma per musica. Muovendo dagli studi più recenti su Warburg, questo libro applica l’assunto a raggiera e mira, così facendo, a interrogare in senso “intermediale” la cultura del Rinascimento.
Feste e Teatro : Forme intermedie tra arte e vita (15.-17. secolo)
Monica Centanni
;
2025-01-01
Abstract
Questo libro indaga un’ampia serie di testi, di immagini e di rappresentazioni sceniche, diversi tra loro per provenienza (Venezia, Firenze, Mantova, Napoli) e cronologia (dal Quattro al Seicento), con lo scopo di ridiscutere il rapporto tra festa e teatro nel Rinascimento italiano. L’ipotesi di lavoro è che la gerarchia accettata, di prassi, per queste due tipologie performative – la festa farebbe da incubatrice al teatro frenandone, al contempo, la messa a fuoco sul piano drammatico – sia del tutto inadatta alla prima età moderna, quando queste forme culturali si dimostrano, invece, reciprocamente implicate, sino alla mescidanza e alla sovrapposizione. La festa come oggetto ermeneutico, ricostruibile solo per via induttiva e attraverso l’accumulo di media eterogenei (relazioni a stampa e documenti manoscritti, incisioni e disegni preparatori, descrizioni e rappresentazioni degli apparati), scarta perciò dalle tradizioni disciplinari e recupera, piuttosto, un’intuizione di Jacob Burckhardt, secondo cui “le più alte manifestazioni di festa in Italia costituiscono un autentico trapasso dalla vita all’arte”. Questa tesi è ripresa e sviluppata da Aby Warburg, che ritiene gli elementi sociali, rituali e latamente antropologici delle feste, intese appunto come “forme intermedie”, essenziali anche per la comprensione di generi apparentemente più normati come il dramma per musica. Muovendo dagli studi più recenti su Warburg, questo libro applica l’assunto a raggiera e mira, così facendo, a interrogare in senso “intermediale” la cultura del Rinascimento.| File | Dimensione | Formato | |
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