Venezia è viva - Venice is alive - Venise est vivant: titolo assertivo, senza sottotitolo, in tre lingue; opera corale; con immagini; senza indice. L’introduzione annuncia che «malgrado» l’invasione turistica (aggiungo che oggi il contatore automatico annuncia 47.813 residenti mentre i giornali parlano di 34 milioni di presenze turistiche annue) e un suo consumo affrettato e superficiale, «Venezia è viva», ossia conserva alcuni tratti radicati nelle consuetudini d’uso — e di vita — della città. È proprio a questi tratti — segni di commerci, scambi, studi, artigianato, trasporti — che il libro fa appello, ricordandone le origini nella storia della città e contemporaneamente segnalandone una continuità rasserenante che, attraversando i secoli, ha fatto sì che alcuni luoghi urbani siano ancora oggi riconoscibili — pur nella inevitabile trasformazioni delle modalità secondo le quali alcune attività si svolgono. Ciò che il libro dichiaratamente intende allontanare è una visione decadente della città, sicuramente alimentata da una scarsa conoscenza, priva di approfondimento, ferma ad alcuni stereotipi, mentre la sua unicità richiederebbe la valutazione di modi di vivere che trovano qui declinazioni del tutto particolari e continuamente in modificazione (si pensi alla assoluta pedonalità e ai trasporti esclusivamente acquei, fattori fortemente incisivi sulle dinamiche interpersonali). Il libro sottolinea inoltre — riprendendolo anche nel capitolo conclusivo — come nella conservazione e necessaria innovazione delle dinamiche urbane — economiche, sociali, architettoniche e urbanistiche — la comunità abitante — i cittadini — riuniti in associazioni spesso assumano un ruolo di attiva partecipazione, in analogia con quanto in atto in molte città storiche e non, e segnala come questo fattore sia da non sottovalutare in un progetto di gestione del presente e di disegno del futuro. Per argomentare questa chiave di lettura della città contemporanea, che contiene una speranza di futuro — non scontato —, il libro esamina cinque parti di città che non corrispondono a una suddivisione amministrativa (non si identificano con i sestieri che compongono la città) ma a zone — immediatamente identificabili per chi conosce la città — che contengono a fianco di edifici di rilevanza storico artistica «frammenti di attività produttive diverse da quelle puramente turistiche e segni di esistenti relazioni interpersonali» . Ne risulta quindi una guida anomala attraverso Rialto, la Giudecca, Castello, Santa Marta, le isole.
Perchè Venezia sia ancora una città, commento a: D. Calabi, a cura di, Venezia è viva - Venice is alive - Venise est vivant (Édition Liana Levi, Paris 2025)
Maura Manzelle
In corso di stampa
Abstract
Venezia è viva - Venice is alive - Venise est vivant: titolo assertivo, senza sottotitolo, in tre lingue; opera corale; con immagini; senza indice. L’introduzione annuncia che «malgrado» l’invasione turistica (aggiungo che oggi il contatore automatico annuncia 47.813 residenti mentre i giornali parlano di 34 milioni di presenze turistiche annue) e un suo consumo affrettato e superficiale, «Venezia è viva», ossia conserva alcuni tratti radicati nelle consuetudini d’uso — e di vita — della città. È proprio a questi tratti — segni di commerci, scambi, studi, artigianato, trasporti — che il libro fa appello, ricordandone le origini nella storia della città e contemporaneamente segnalandone una continuità rasserenante che, attraversando i secoli, ha fatto sì che alcuni luoghi urbani siano ancora oggi riconoscibili — pur nella inevitabile trasformazioni delle modalità secondo le quali alcune attività si svolgono. Ciò che il libro dichiaratamente intende allontanare è una visione decadente della città, sicuramente alimentata da una scarsa conoscenza, priva di approfondimento, ferma ad alcuni stereotipi, mentre la sua unicità richiederebbe la valutazione di modi di vivere che trovano qui declinazioni del tutto particolari e continuamente in modificazione (si pensi alla assoluta pedonalità e ai trasporti esclusivamente acquei, fattori fortemente incisivi sulle dinamiche interpersonali). Il libro sottolinea inoltre — riprendendolo anche nel capitolo conclusivo — come nella conservazione e necessaria innovazione delle dinamiche urbane — economiche, sociali, architettoniche e urbanistiche — la comunità abitante — i cittadini — riuniti in associazioni spesso assumano un ruolo di attiva partecipazione, in analogia con quanto in atto in molte città storiche e non, e segnala come questo fattore sia da non sottovalutare in un progetto di gestione del presente e di disegno del futuro. Per argomentare questa chiave di lettura della città contemporanea, che contiene una speranza di futuro — non scontato —, il libro esamina cinque parti di città che non corrispondono a una suddivisione amministrativa (non si identificano con i sestieri che compongono la città) ma a zone — immediatamente identificabili per chi conosce la città — che contengono a fianco di edifici di rilevanza storico artistica «frammenti di attività produttive diverse da quelle puramente turistiche e segni di esistenti relazioni interpersonali» . Ne risulta quindi una guida anomala attraverso Rialto, la Giudecca, Castello, Santa Marta, le isole.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



