Le criticità strutturali del tessuto storico costruito rappresentano una sfida per la conservazione dei centri storici, implicando il coinvolgimento di più metodologie affermatesi nel tempo, le quali, con differenti modalità e a diverse scale, hanno permesso di indagare le vulnerabilità degli edifici in aggregato. Il presente contributo propone una riflessione su efficacia e limiti di alcuni di questi approcci – morfologico, tipologico, per macro-elementi, stratigrafico – nella lettura della complessità strutturale degli organismi edilizi in esame. Gli edifici in aggregato sono infatti generalmente frutto di stratificazioni successive e modificazioni dettate dalle necessità d’uso e presentano caratteristiche materico-costruttive, spesso non conformi alla “regola dell’arte”, rendendo più complessa l’interpretazione e la previsione del comportamento strutturale atteso. L’applicazione integrata di diversi metodi di analisi – ad esempio per macro-elementi e stratigrafico – può favorire, attraverso l’identificazione di porzioni omogenee di muratura, il riconoscimento più efficace delle parti della fabbrica che realmente presentano una risposta unitaria al sisma. Ciò consentirebbe di definire modelli interpretativi del comportamento statico e sismico, capaci di restituire una lettura più aderente alla complessità morfologica e strutturale di tali edifici, supportando la pianificazione di indagini e interventi mirati e l’applicazione di strategie di conservazione programmata.

Leggere e conservare la struttura: limiti e potenzialità dei metodi di analisi degli edifici in aggregato dei centri storici

Faccio, Paolo;Zanazzi, Elena
2025-01-01

Abstract

Le criticità strutturali del tessuto storico costruito rappresentano una sfida per la conservazione dei centri storici, implicando il coinvolgimento di più metodologie affermatesi nel tempo, le quali, con differenti modalità e a diverse scale, hanno permesso di indagare le vulnerabilità degli edifici in aggregato. Il presente contributo propone una riflessione su efficacia e limiti di alcuni di questi approcci – morfologico, tipologico, per macro-elementi, stratigrafico – nella lettura della complessità strutturale degli organismi edilizi in esame. Gli edifici in aggregato sono infatti generalmente frutto di stratificazioni successive e modificazioni dettate dalle necessità d’uso e presentano caratteristiche materico-costruttive, spesso non conformi alla “regola dell’arte”, rendendo più complessa l’interpretazione e la previsione del comportamento strutturale atteso. L’applicazione integrata di diversi metodi di analisi – ad esempio per macro-elementi e stratigrafico – può favorire, attraverso l’identificazione di porzioni omogenee di muratura, il riconoscimento più efficace delle parti della fabbrica che realmente presentano una risposta unitaria al sisma. Ciò consentirebbe di definire modelli interpretativi del comportamento statico e sismico, capaci di restituire una lettura più aderente alla complessità morfologica e strutturale di tali edifici, supportando la pianificazione di indagini e interventi mirati e l’applicazione di strategie di conservazione programmata.
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