La crescente sovrapposizione di crisi ambientali, sociali ed economiche nel XXI secolo invita a ripensare le modalità attraverso cui lo spazio urbano e territoriale viene prodotto e trasformato. L’eredità di un paradigma lineare, fondato sull’espansione incontrollata degli insediamenti e sull’intensivo consumo di risorse territoriali, ha amplificato la vulnerabilità delle città contemporanee, generando fenomeni come la diffusione di territori residuali, la frammentazione dei paesaggi e l’emergere di spazi marginalizzati privi di una chiara traiettoria di rigenerazione. In questo scenario critico, la ricerca propone una rilettura in chiave rigenerativa di queste geografie territoriali “di scarto”, i cosiddetti wastelands, intesi non come vuoti urbani da riconvertire o colmare, ma come risorse strategiche capaci di restituire resilienza alla città-territorio contemporanea. Attraverso il concetto di planning for circularity, si esplora un paradigma che integra i principi dell'economia circolare, del metabolismo urbano e della gestione sostenibile del suolo, che ridefinisca il ruolo degli spazi abbandonati come elementi dinamici nei flussi materiali e nei processi di territorializzazione. La riflessione teorica sulle teorie della circolarità si affianca a un’indagine empirica condotta su esperienze di rigenerazione in diverse città europee (Stoccolma, Amsterdam, Rotterdam, Londra, Bruxelles, Prato), da cui emergono pratiche, strategie e strumenti innovativi capaci di superare i tradizionali approcci settoriali e di rispondere alle sfide della frammentazione urbana e della crisi ecologica. In quest’ottica, la rigenerazione dei wastelands non viene concepita come mera riconversione funzionale, ma si configura come un processo di riscrittura territoriale, capace di generare nuove configurazioni spaziali adattive, inclusive e più resilienti alle instabilità contemporanee. Attraverso questa prospettiva sistemica e multi-scalare, si evidenzia come la gestione dei wastelands e dei suoli abbandonati, riconosciuti come agenti attivi della trasformazione, possa contribuire alla costruzione di nuove spazialità capaci di riconnettere dinamicamente gli insediamenti urbani e l’ambiente, favorendo un metabolismo territoriale più equilibrato e sostenibile nel tempo.
Geografie della trasformazione: rileggere i wastelands tra crisi urbane e traiettorie di rigenerazione circolare
Elena Ferraioli
2025-01-01
Abstract
La crescente sovrapposizione di crisi ambientali, sociali ed economiche nel XXI secolo invita a ripensare le modalità attraverso cui lo spazio urbano e territoriale viene prodotto e trasformato. L’eredità di un paradigma lineare, fondato sull’espansione incontrollata degli insediamenti e sull’intensivo consumo di risorse territoriali, ha amplificato la vulnerabilità delle città contemporanee, generando fenomeni come la diffusione di territori residuali, la frammentazione dei paesaggi e l’emergere di spazi marginalizzati privi di una chiara traiettoria di rigenerazione. In questo scenario critico, la ricerca propone una rilettura in chiave rigenerativa di queste geografie territoriali “di scarto”, i cosiddetti wastelands, intesi non come vuoti urbani da riconvertire o colmare, ma come risorse strategiche capaci di restituire resilienza alla città-territorio contemporanea. Attraverso il concetto di planning for circularity, si esplora un paradigma che integra i principi dell'economia circolare, del metabolismo urbano e della gestione sostenibile del suolo, che ridefinisca il ruolo degli spazi abbandonati come elementi dinamici nei flussi materiali e nei processi di territorializzazione. La riflessione teorica sulle teorie della circolarità si affianca a un’indagine empirica condotta su esperienze di rigenerazione in diverse città europee (Stoccolma, Amsterdam, Rotterdam, Londra, Bruxelles, Prato), da cui emergono pratiche, strategie e strumenti innovativi capaci di superare i tradizionali approcci settoriali e di rispondere alle sfide della frammentazione urbana e della crisi ecologica. In quest’ottica, la rigenerazione dei wastelands non viene concepita come mera riconversione funzionale, ma si configura come un processo di riscrittura territoriale, capace di generare nuove configurazioni spaziali adattive, inclusive e più resilienti alle instabilità contemporanee. Attraverso questa prospettiva sistemica e multi-scalare, si evidenzia come la gestione dei wastelands e dei suoli abbandonati, riconosciuti come agenti attivi della trasformazione, possa contribuire alla costruzione di nuove spazialità capaci di riconnettere dinamicamente gli insediamenti urbani e l’ambiente, favorendo un metabolismo territoriale più equilibrato e sostenibile nel tempo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



