Il saggio è una testimonianza di quanto la passione di Massimiliano Ciammaichella per il Disegno fosse espressione di radici disciplinari solide, capaci di autorigenerarsi per accogliere l’innovazione, anzi promuoverla. Come in un puzzle, i paragrafi di cui si compone il saggio di apertura introducono ai temi di ricerca e, quali tasselli da combinare, gradualmente disegnano un’immagine capace di dare senso ad azioni e segni. In Sinapsi. Percorsi espressivi e relazionali del Disegno, Valenti tratteggia il profilo scientifico di Massimiliano come quello di uno studioso attento e meticoloso ma, al contempo, capace di guardare con coraggio oltre il limite del “disegnato”, restituendo il Disegno come risorsa immateriale, estensione di corpo e ragione, luogo sinaptico in cui le “cose” accadono e mutano costantemente dando vita a innumerevoli altri legami, percorsi, sollecitazioni, disegni. Il Teatro della vita è la metafora dalla quale Liva prende spunto per ricordare la passione condivisa con Massimiliano per il teatro e introdurre uno degli ambiti di studio da lui più indagati e amati, ovvero il teatro barocco, uno spazio architettonico scenografico che, nato da sapienti cultori di geometria e ottica, si trasforma in un ambiente di vita inclusivo, sociale e democratico dove l’atto teatrale (come quello del disegnare) è “rappresentazione”, assieme significato e significante, luogo in cui i processi percettivi si ripresentano alla coscienza. Vedere con il corpo, vedere dal basso è il paragrafo conclusivo del saggio di apertura e costituisce una potente riflessione di Tatiana Sentamans sulla forza performativa del disegno e del suo potere di significare mondi altrimenti non “visibili”: non avendolo conosciuto, Massimiliano le appare come integrale di immagini riflesse dai ricordi di quanti lo hanno realmente conosciuto e dei suoi lavori scientifici.

Sinapsi. Percorsi espressivi e relazionali del Disegno / Synapses. Expressive and Relational Pathways in Drawing

Gabriella Liva;
2026-01-01

Abstract

Il saggio è una testimonianza di quanto la passione di Massimiliano Ciammaichella per il Disegno fosse espressione di radici disciplinari solide, capaci di autorigenerarsi per accogliere l’innovazione, anzi promuoverla. Come in un puzzle, i paragrafi di cui si compone il saggio di apertura introducono ai temi di ricerca e, quali tasselli da combinare, gradualmente disegnano un’immagine capace di dare senso ad azioni e segni. In Sinapsi. Percorsi espressivi e relazionali del Disegno, Valenti tratteggia il profilo scientifico di Massimiliano come quello di uno studioso attento e meticoloso ma, al contempo, capace di guardare con coraggio oltre il limite del “disegnato”, restituendo il Disegno come risorsa immateriale, estensione di corpo e ragione, luogo sinaptico in cui le “cose” accadono e mutano costantemente dando vita a innumerevoli altri legami, percorsi, sollecitazioni, disegni. Il Teatro della vita è la metafora dalla quale Liva prende spunto per ricordare la passione condivisa con Massimiliano per il teatro e introdurre uno degli ambiti di studio da lui più indagati e amati, ovvero il teatro barocco, uno spazio architettonico scenografico che, nato da sapienti cultori di geometria e ottica, si trasforma in un ambiente di vita inclusivo, sociale e democratico dove l’atto teatrale (come quello del disegnare) è “rappresentazione”, assieme significato e significante, luogo in cui i processi percettivi si ripresentano alla coscienza. Vedere con il corpo, vedere dal basso è il paragrafo conclusivo del saggio di apertura e costituisce una potente riflessione di Tatiana Sentamans sulla forza performativa del disegno e del suo potere di significare mondi altrimenti non “visibili”: non avendolo conosciuto, Massimiliano le appare come integrale di immagini riflesse dai ricordi di quanti lo hanno realmente conosciuto e dei suoi lavori scientifici.
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