La crescente attenzione verso la decarbonizzazione del settore edilizio ha consolidato il ruolo della Life Cycle Assessment (LCA) come strumento centrale per la valutazione degli impatti ambientali degli edifici. A livello europeo la direttiva Ue 2024/1275 (EPBD recast) introduce l’obbligatorietà della valutazione del ciclo di vita per i nuovi edifici dal 2030, rafforzando un orientamento già adottato in Paesi quali Francia, Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, dove la LCA è già integrata nei processi regolatori. Nel settore delle costruzioni l’LCA si basa prevalentemente su approcci process-based, fondati su dati di prodotto derivanti da EPD (Environmental Product Declaration) e database di processo. La norma EN 15804:2012+A2:2019 ha ampliato il perimetro informativo delle EPD, introducendo l’obbligo di includere i moduli di fine vita (C1–C4) al fine di migliorare la completezza della rappresentazione del ciclo di vita. È utile ribadire che la sola fase di produzione dei materiali (A1-A3) è responsabile fino al 90% del totale degli impatti. Permangono comunque criticità legate all’affidabilità dei calcoli degli approcci di processo, con sottostime evidenti quando questi vengono confrontati con i risultati derivanti dall’utilizzo di altri metodi, per esempio con modelli basati su analisi input–output (IO), ampiamente sviluppati in Paesi come il Giappone, gli Stati Uniti e l’Australia – dove si utilizza anche un modello ibrido tra i due approcci. Nei confronti dell’encomiabile obiettivo di decarbonizzare il settore delle costruzioni prefissato dalle recenti normative europee, emerge quindi l’esigenza di sviluppare approcci LCA integrati, calibrati sul contesto europeo, capaci di coniugare la completezza sistemica propria dei modelli input–output con la specificità dei dati di processo. L’obiettivo, così come accade in quei Paesi che già li utilizzano, è incrementare l’affidabilità, la robustezza e la rappresentatività delle valutazioni ambientali nel settore delle costruzioni, in coerenza con gli obiettivi di neutralità climatica del quadro normativo europeo. Questo articolo rappresenta un approfondimento del volume “LCA per il progetto: dai principi all’applicazione” [1], scritto da Dario Trabucco e Giovanni Perrucci per Maggioli Editore. Gli approcci alternativi alla valutazione di processo individuano una possibile espansione del testo

Limiti attuali e prospettive di ottimizzazione delle valutazioni LCA

Mattia Rozzanigo;Giovanni Perrucci;Dario Trabucco
2026-01-01

Abstract

La crescente attenzione verso la decarbonizzazione del settore edilizio ha consolidato il ruolo della Life Cycle Assessment (LCA) come strumento centrale per la valutazione degli impatti ambientali degli edifici. A livello europeo la direttiva Ue 2024/1275 (EPBD recast) introduce l’obbligatorietà della valutazione del ciclo di vita per i nuovi edifici dal 2030, rafforzando un orientamento già adottato in Paesi quali Francia, Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, dove la LCA è già integrata nei processi regolatori. Nel settore delle costruzioni l’LCA si basa prevalentemente su approcci process-based, fondati su dati di prodotto derivanti da EPD (Environmental Product Declaration) e database di processo. La norma EN 15804:2012+A2:2019 ha ampliato il perimetro informativo delle EPD, introducendo l’obbligo di includere i moduli di fine vita (C1–C4) al fine di migliorare la completezza della rappresentazione del ciclo di vita. È utile ribadire che la sola fase di produzione dei materiali (A1-A3) è responsabile fino al 90% del totale degli impatti. Permangono comunque criticità legate all’affidabilità dei calcoli degli approcci di processo, con sottostime evidenti quando questi vengono confrontati con i risultati derivanti dall’utilizzo di altri metodi, per esempio con modelli basati su analisi input–output (IO), ampiamente sviluppati in Paesi come il Giappone, gli Stati Uniti e l’Australia – dove si utilizza anche un modello ibrido tra i due approcci. Nei confronti dell’encomiabile obiettivo di decarbonizzare il settore delle costruzioni prefissato dalle recenti normative europee, emerge quindi l’esigenza di sviluppare approcci LCA integrati, calibrati sul contesto europeo, capaci di coniugare la completezza sistemica propria dei modelli input–output con la specificità dei dati di processo. L’obiettivo, così come accade in quei Paesi che già li utilizzano, è incrementare l’affidabilità, la robustezza e la rappresentatività delle valutazioni ambientali nel settore delle costruzioni, in coerenza con gli obiettivi di neutralità climatica del quadro normativo europeo. Questo articolo rappresenta un approfondimento del volume “LCA per il progetto: dai principi all’applicazione” [1], scritto da Dario Trabucco e Giovanni Perrucci per Maggioli Editore. Gli approcci alternativi alla valutazione di processo individuano una possibile espansione del testo
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