L’architettura è una disciplina complessa e multidimensionale. Essa risponde sia a esigenze funzionali di natura tecnica, sia a criteri estetici legati allo spazio e all’arte. In quanto atto culturale, l’architettura non può essere rappresentata esclusivamente attraverso dati generati dall’intelligenza artificiale. Né la componente progettuale né la pratica socio-spaziale possono essere dedotte da informazioni del passato generate digitalmente. Tuttavia, si impone oggi la questione dell’influenza dell’intelligenza artificiale nella progettazione architettonica e urbana. Questa consapevolezza mette paradossalmente in luce un’idea del progetto che si confronta con processi formali e spaziali orientati all’importanza dei futuri utenti. La complessità dell’attuale compito progettuale risiede nella valutazione di qualità e atemporalità che non possono essere definite secondo parametri esclusivamente numerici (Alexander, 1979). L’architettura richiede una ridondanza che è geometrica, organizzativa, ma anche associativa e simbolica (Wilkens, 2012). Affermare che l’intelligenza artificiale, in quanto strumento di ottimizzazione, sia sufficiente a rappresentare l’architettura nella sua totalità equivale ad adottare una posizione analoga a quella del funzionalismo del XX secolo. Quest’ultimo, emerso dal contesto dell’industrializzazione, concepiva la funzione logica come presupposto dell’estetica. L’attuale applicazione dell’intelligenza artificiale sembra assegnare alla funzione un ruolo ancora più dominante. Il funzionalismo, specialmente per quanto riguarda l’abitare e gli spazi intermedi urbani, ha prodotto soluzioni poco soddisfacenti dal punto di vista spaziale e scenografico. Tuttavia, l’ottimizzazione numerica tramite l’intelligenza artificiale non viene generalmente riconosciuta come una continuazione problematica di questa tendenza. Ciò si deve in parte al fatto che l’abitare è stato definito come funzione centrale nella Carta di Atene. Nonostante questo il Modulor di Le Corbusier ha introdotto una misura umana standardizzata che ha portato a una classificazione numerica e a una deindividualizzazione. Questo non rappresenta tanto una reinterpretazione estetica dell’abitare, quanto il risultato di una ricerca collettiva avviata nel XIX secolo, che trova espressione nei congressi CIAM (Paone & Sampieri, 2022). Oggi, la sequenza funzionale degli spazi può essere generata in modo parametrico e conforme alle normative attraverso l’intelligenza artificiale. In questo contesto, la responsabilità del progettista sembra limitarsi a una transformazione estetica (Krier, 1989). Tuttavia, è altrettanto importante stabilire criteri e parametri di valutazione comprensibili sia prima della bozza generata dall'IA sia per la verifica successiva (Bürklin, 2024). L’intelligenza artificiale può anche aprire nuove prospettive per processi di pianificazione partecipativa, grazie alla raccolta estesa di dati legati a fattori qualitativi. Essa offre il potenziale per creare spazi che siano non solo funzionali, ma anche socialmente inclusivi, in quanto capaci di rispondere ai fattori qualitativi già nella fase funzionale. Ciò presuppone l’esistenza di un sistema in grado di promuovere la diversità e l’inclusione fin dalle prime fasi del processo. L’architettura del futuro non sarà determinata esclusivamente dall’innovazione tecnologica. Sarà altrettanto determinante la capacità di riflettere in modo critico e creativo sugli strumenti disponibili e di integrarli consapevolmente. Il confine tra funzione generata e estetica analogica deve restare chiaramente distinguibile.
Artificiale o artistico_composizione sociale del futuro abitare
Franziska Luisa Klinz
2025-01-01
Abstract
L’architettura è una disciplina complessa e multidimensionale. Essa risponde sia a esigenze funzionali di natura tecnica, sia a criteri estetici legati allo spazio e all’arte. In quanto atto culturale, l’architettura non può essere rappresentata esclusivamente attraverso dati generati dall’intelligenza artificiale. Né la componente progettuale né la pratica socio-spaziale possono essere dedotte da informazioni del passato generate digitalmente. Tuttavia, si impone oggi la questione dell’influenza dell’intelligenza artificiale nella progettazione architettonica e urbana. Questa consapevolezza mette paradossalmente in luce un’idea del progetto che si confronta con processi formali e spaziali orientati all’importanza dei futuri utenti. La complessità dell’attuale compito progettuale risiede nella valutazione di qualità e atemporalità che non possono essere definite secondo parametri esclusivamente numerici (Alexander, 1979). L’architettura richiede una ridondanza che è geometrica, organizzativa, ma anche associativa e simbolica (Wilkens, 2012). Affermare che l’intelligenza artificiale, in quanto strumento di ottimizzazione, sia sufficiente a rappresentare l’architettura nella sua totalità equivale ad adottare una posizione analoga a quella del funzionalismo del XX secolo. Quest’ultimo, emerso dal contesto dell’industrializzazione, concepiva la funzione logica come presupposto dell’estetica. L’attuale applicazione dell’intelligenza artificiale sembra assegnare alla funzione un ruolo ancora più dominante. Il funzionalismo, specialmente per quanto riguarda l’abitare e gli spazi intermedi urbani, ha prodotto soluzioni poco soddisfacenti dal punto di vista spaziale e scenografico. Tuttavia, l’ottimizzazione numerica tramite l’intelligenza artificiale non viene generalmente riconosciuta come una continuazione problematica di questa tendenza. Ciò si deve in parte al fatto che l’abitare è stato definito come funzione centrale nella Carta di Atene. Nonostante questo il Modulor di Le Corbusier ha introdotto una misura umana standardizzata che ha portato a una classificazione numerica e a una deindividualizzazione. Questo non rappresenta tanto una reinterpretazione estetica dell’abitare, quanto il risultato di una ricerca collettiva avviata nel XIX secolo, che trova espressione nei congressi CIAM (Paone & Sampieri, 2022). Oggi, la sequenza funzionale degli spazi può essere generata in modo parametrico e conforme alle normative attraverso l’intelligenza artificiale. In questo contesto, la responsabilità del progettista sembra limitarsi a una transformazione estetica (Krier, 1989). Tuttavia, è altrettanto importante stabilire criteri e parametri di valutazione comprensibili sia prima della bozza generata dall'IA sia per la verifica successiva (Bürklin, 2024). L’intelligenza artificiale può anche aprire nuove prospettive per processi di pianificazione partecipativa, grazie alla raccolta estesa di dati legati a fattori qualitativi. Essa offre il potenziale per creare spazi che siano non solo funzionali, ma anche socialmente inclusivi, in quanto capaci di rispondere ai fattori qualitativi già nella fase funzionale. Ciò presuppone l’esistenza di un sistema in grado di promuovere la diversità e l’inclusione fin dalle prime fasi del processo. L’architettura del futuro non sarà determinata esclusivamente dall’innovazione tecnologica. Sarà altrettanto determinante la capacità di riflettere in modo critico e creativo sugli strumenti disponibili e di integrarli consapevolmente. Il confine tra funzione generata e estetica analogica deve restare chiaramente distinguibile.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



