Venezia è assunta come dispositivo critico per interrogare la miseria non come mancanza, ma come eccedenza capace di incrinare l’immagine manifesta della città. Alla scena urbana si sovrappone una trama sommersa di percorsi, tempi, gesti e presenze che ne sostengono quotidianamente il funzionamento. Fronte e retro, visibile e invisibile, non definiscono allora realtà separate, ma superfici della stessa iscrizione, continuamente impresse l’una sull’altra. Seguendone le tracce, il saggio costruisce un’immagine di Venezia nella quale identità divergenti coesistono senza risolversi: una souface instabile, dove la miseria disloca la rappresentazione consolidata e lascia affiorare una città stratificata, eccedente, sempre riscrivibile.
Iscrizioni dell'invisibile. Impronte di una città in absentia
Giulia Bersani
2026-01-01
Abstract
Venezia è assunta come dispositivo critico per interrogare la miseria non come mancanza, ma come eccedenza capace di incrinare l’immagine manifesta della città. Alla scena urbana si sovrappone una trama sommersa di percorsi, tempi, gesti e presenze che ne sostengono quotidianamente il funzionamento. Fronte e retro, visibile e invisibile, non definiscono allora realtà separate, ma superfici della stessa iscrizione, continuamente impresse l’una sull’altra. Seguendone le tracce, il saggio costruisce un’immagine di Venezia nella quale identità divergenti coesistono senza risolversi: una souface instabile, dove la miseria disloca la rappresentazione consolidata e lascia affiorare una città stratificata, eccedente, sempre riscrivibile.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



