La rappresentazione architettonica non è un semplice dispositivo di traduzione del reale, ma una pratica di conoscenza che seleziona, ordina e rende operativi mondi possibili. La digitalizzazione ne modifica il regime epistemico, spostando l’asse dal segno alla relazione informativa: la linea diventa dato, l’immagine si fa processo, il disegno migra in un ambiente computazionale che organizza saperi e decisioni. La prospettiva, che un tempo costruiva un ordine simbolico del conoscere, lascia spazio a una logica del software capace di ridefinire il rapporto tra gesto e calcolo, tra visibilità e operatività. In questa transizione, il dato non agisce come misura neutrale, ma come operatore di senso che include, esclude e connette elementi del reale, determinando gerarchie e traiettorie di significazione. Il modello informativo esemplifica questa mutazione: oltre all’uso gestionale, esso costituisce un’infrastruttura cognitiva che integra progettazione, costruzione e manutenzione in un’unica ecologia di informazioni. Lungi dall’estinguersi, il disegno sopravvive come principio conoscitivo che informa la struttura del modello e ne orienta la capacità interpretativa: dettaglio, errore e variazione diventano risorse di senso e non residui da eliminare. Ne deriva la nozione di modello sensibile, intesa come convergenza tra precisione algoritmica e ambiguità percettiva: una forma di rappresentazione capace di mediare tra calcolo e immaginazione, tra visibilità e decisione, restituendo al progetto il suo statuto critico. In questa prospettiva, la trasformazione digitale non interrompe la genealogia del disegno, ma la prolunga, traducendo l’atto grafico in una scrittura informazionale che fa della rappresentazione non una descrizione, bensì una costruzione attiva di conoscenza e una responsabilità condivisa verso il reale.

Dal disegno al modello sensibile. Epistemologia del dato nella rappresentazione digitale architettonica e urbana

Gabriele Casarano
2025-01-01

Abstract

La rappresentazione architettonica non è un semplice dispositivo di traduzione del reale, ma una pratica di conoscenza che seleziona, ordina e rende operativi mondi possibili. La digitalizzazione ne modifica il regime epistemico, spostando l’asse dal segno alla relazione informativa: la linea diventa dato, l’immagine si fa processo, il disegno migra in un ambiente computazionale che organizza saperi e decisioni. La prospettiva, che un tempo costruiva un ordine simbolico del conoscere, lascia spazio a una logica del software capace di ridefinire il rapporto tra gesto e calcolo, tra visibilità e operatività. In questa transizione, il dato non agisce come misura neutrale, ma come operatore di senso che include, esclude e connette elementi del reale, determinando gerarchie e traiettorie di significazione. Il modello informativo esemplifica questa mutazione: oltre all’uso gestionale, esso costituisce un’infrastruttura cognitiva che integra progettazione, costruzione e manutenzione in un’unica ecologia di informazioni. Lungi dall’estinguersi, il disegno sopravvive come principio conoscitivo che informa la struttura del modello e ne orienta la capacità interpretativa: dettaglio, errore e variazione diventano risorse di senso e non residui da eliminare. Ne deriva la nozione di modello sensibile, intesa come convergenza tra precisione algoritmica e ambiguità percettiva: una forma di rappresentazione capace di mediare tra calcolo e immaginazione, tra visibilità e decisione, restituendo al progetto il suo statuto critico. In questa prospettiva, la trasformazione digitale non interrompe la genealogia del disegno, ma la prolunga, traducendo l’atto grafico in una scrittura informazionale che fa della rappresentazione non una descrizione, bensì una costruzione attiva di conoscenza e una responsabilità condivisa verso il reale.
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