Il contributo assume il sistema produttivo e commerciale dell’oreficeria vicentina come dispositivo attraverso cui costruire differenti immagini della città, interrogando le relazioni tra architettura, industria e territorio. “Vicenza città dell’oro” diviene così una figura di pensiero capace di selezionare e trasfigurare le molteplici configurazioni spaziali generate dalla produzione, facendo emergere, nell’apparente disordine della città diffusa, specifiche forme di organizzazione urbana. Attraverso le figure della città gioiello, della città parallela e della città arcipelago, il testo descrive il progressivo dilatarsi del sistema orafo dal centro storico all’edificio-fiera, fino alla costellazione produttiva disseminata nel territorio provinciale. A queste tre configurazioni, ancora fondate su entità circoscritte e riconoscibili, si sovrappone infine la città campo: un sistema aperto nel quale luoghi del lavoro, infrastrutture, spazi domestici, pratiche e modi d’uso dissolvono i propri confini entro una trama di relazioni variabili. L’architettura viene così interpretata non più come successione di oggetti conclusi, ma come effetto di campo, capace di propagare forze, funzioni e qualità ambientali oltre il perimetro dell’edificio.
Vicenza città dell'oro. Effetti di campo
Davide Zaupa
2025-01-01
Abstract
Il contributo assume il sistema produttivo e commerciale dell’oreficeria vicentina come dispositivo attraverso cui costruire differenti immagini della città, interrogando le relazioni tra architettura, industria e territorio. “Vicenza città dell’oro” diviene così una figura di pensiero capace di selezionare e trasfigurare le molteplici configurazioni spaziali generate dalla produzione, facendo emergere, nell’apparente disordine della città diffusa, specifiche forme di organizzazione urbana. Attraverso le figure della città gioiello, della città parallela e della città arcipelago, il testo descrive il progressivo dilatarsi del sistema orafo dal centro storico all’edificio-fiera, fino alla costellazione produttiva disseminata nel territorio provinciale. A queste tre configurazioni, ancora fondate su entità circoscritte e riconoscibili, si sovrappone infine la città campo: un sistema aperto nel quale luoghi del lavoro, infrastrutture, spazi domestici, pratiche e modi d’uso dissolvono i propri confini entro una trama di relazioni variabili. L’architettura viene così interpretata non più come successione di oggetti conclusi, ma come effetto di campo, capace di propagare forze, funzioni e qualità ambientali oltre il perimetro dell’edificio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



