Il contributo presenta i primi risultati del processo di mappatura delle trasformazioni degli spazi collettivi nel complesso ERP di Vigne Nuove a Roma, sviluppata all’interno del Living Lab di Vigne Nuove come parte del progetto We-Z. Nel tempo gli abitanti hanno re-interpretato tali spazi, dando vita a pratiche di riuso e appropriazione informali. L’indagine analizza il divario tra concezione originaria e usi effettivi, mettendo in luce come pratiche abitative, usi informali e scelte istituzionali abbiano trasformato il quartiere con una metodologia di “mappatura multi-strato” attraverso la ricostruzione filologica degli usi, la raccolta dati e interviste porta a porta, le analisi delle trasformazioni fisiche nei piani terra. Tale processo incrementale e dialogico integra dati quantitativi e qualitativi, configurandosi come “infrastruttura collaborativa di conoscenza” (Cognetti & Maranghi, 2020). In questa prospettiva, la mappatura è letta anche come pratica di salute pubblica, capace di attivare relazioni, riconoscimento e benessere psico-sociale. L’esperienza di Hidden Vigne Nuove mostra come l’atto del mappare possa configurarsi come una forma di “prescrizione sociale”, in grado di generare legami e orientare processi di cura collettiva dello spazio urbano per orientare le sue trasformazioni La mappatura diventa così progetto di città pubblica, dove la publicness è intesa come processo dinamico che emerge dall’interazione tra dimensioni materiali, sociali e politiche. In questo quadro, il Living Lab di Vigne Nuove si configura come ambiente di innovazione sociale situato territorialmente e come dispositivo di costruzione di pubblico, mediando tra istituzioni e abitanti. Superando il “riduzionismo abitativo” (Caudo & Sebastianelli, 2016), il progetto interpreta le modifiche dal basso come espressione del “diritto all’abitare”, includendo la partecipazione ai processi di trasformazione urbana. Le dinamiche osservate offrono spunti per una rigenerazione capace di creare luoghi accoglienti e inclusivi, in equilibrio tra apertura e regolazione, come definito nella città pubblica da Indovina (2006).
We-Z processo di rigenerazione urbana: una mappatura degli spazi pubblici di Vigne Nuove
Flaminia Vannini;Federica Fava;Giovanni Caudo
2025-01-01
Abstract
Il contributo presenta i primi risultati del processo di mappatura delle trasformazioni degli spazi collettivi nel complesso ERP di Vigne Nuove a Roma, sviluppata all’interno del Living Lab di Vigne Nuove come parte del progetto We-Z. Nel tempo gli abitanti hanno re-interpretato tali spazi, dando vita a pratiche di riuso e appropriazione informali. L’indagine analizza il divario tra concezione originaria e usi effettivi, mettendo in luce come pratiche abitative, usi informali e scelte istituzionali abbiano trasformato il quartiere con una metodologia di “mappatura multi-strato” attraverso la ricostruzione filologica degli usi, la raccolta dati e interviste porta a porta, le analisi delle trasformazioni fisiche nei piani terra. Tale processo incrementale e dialogico integra dati quantitativi e qualitativi, configurandosi come “infrastruttura collaborativa di conoscenza” (Cognetti & Maranghi, 2020). In questa prospettiva, la mappatura è letta anche come pratica di salute pubblica, capace di attivare relazioni, riconoscimento e benessere psico-sociale. L’esperienza di Hidden Vigne Nuove mostra come l’atto del mappare possa configurarsi come una forma di “prescrizione sociale”, in grado di generare legami e orientare processi di cura collettiva dello spazio urbano per orientare le sue trasformazioni La mappatura diventa così progetto di città pubblica, dove la publicness è intesa come processo dinamico che emerge dall’interazione tra dimensioni materiali, sociali e politiche. In questo quadro, il Living Lab di Vigne Nuove si configura come ambiente di innovazione sociale situato territorialmente e come dispositivo di costruzione di pubblico, mediando tra istituzioni e abitanti. Superando il “riduzionismo abitativo” (Caudo & Sebastianelli, 2016), il progetto interpreta le modifiche dal basso come espressione del “diritto all’abitare”, includendo la partecipazione ai processi di trasformazione urbana. Le dinamiche osservate offrono spunti per una rigenerazione capace di creare luoghi accoglienti e inclusivi, in equilibrio tra apertura e regolazione, come definito nella città pubblica da Indovina (2006).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



