La crescente attenzione del settore museale alla sostenibilità ambientale ha prodotto, a partire dal 2021, strumenti di misurazione sempre più raffinati — carbon calculator, audit LCA, protocolli di rendicontazione — che hanno reso visibile una struttura fino ad allora opaca: il trasporto degli oggetti esposti è la componente dominante del carbon footprint delle mostre temporanee, e cresce in proporzione diretta alla distanza e alla frequenza degli spostamenti. Eppure la risposta del settore rimane prevalentemente tecnica e logistica, lasciando inesplorata la dimensione a monte del problema: le scelte di progettazione che rendono quel trasporto necessario. Questo contributo argomenta che la sostenibilità ambientale nel sistema espositivo è primariamente una questione di progetto e quindi deve partire anche dalla curatela. Il modello dominante — la mostra format costruita su prestiti internazionali e replicata in più sedi — produce mobilità strutturale là dove non sarebbe necessaria, mentre lascia sistematicamente in deposito la grande maggioranza delle collezioni permanenti (Stone, 2002). La curatela in loco — progettazione espositiva fondata sulla collezione permanente, sul contesto istituzionale e sulla specificità del territorio — è proposta come leva strutturale: non riduce il costo del trasporto, ma ne eli- mina la necessità alla radice. Il paper argomenta inoltre che questa pratica non costituisce un impoverimento culturale, al contrario richiede un lavoro curatoriale più profondo e situato, richiede progettualità e idee. Un’idea di curatela dunque che parte da cosa sono le istituzioni per valorizzarle, andando a studiare i prestiti come sistema di racconto e comprensione di chi siamo e come siamo arrivati fino a qui. Attraverso la ricognizione di tre filoni letterari paralleli e l’analisi di casi studio concreti, il paper identifica il gap che separa la ricerca sull’impatto ambientale dalla teoria della curatela, e individua le condizioni istituzionali, di settore e formative che potrebbero favorire un cambiamento strutturale.

Vale davvero il costo del carbonio? Pratiche curatoriali, responsabilità ambientale e politiche della costruzione espositiva.

Davide Crippa;Tania Cerquiglini
2026-01-01

Abstract

La crescente attenzione del settore museale alla sostenibilità ambientale ha prodotto, a partire dal 2021, strumenti di misurazione sempre più raffinati — carbon calculator, audit LCA, protocolli di rendicontazione — che hanno reso visibile una struttura fino ad allora opaca: il trasporto degli oggetti esposti è la componente dominante del carbon footprint delle mostre temporanee, e cresce in proporzione diretta alla distanza e alla frequenza degli spostamenti. Eppure la risposta del settore rimane prevalentemente tecnica e logistica, lasciando inesplorata la dimensione a monte del problema: le scelte di progettazione che rendono quel trasporto necessario. Questo contributo argomenta che la sostenibilità ambientale nel sistema espositivo è primariamente una questione di progetto e quindi deve partire anche dalla curatela. Il modello dominante — la mostra format costruita su prestiti internazionali e replicata in più sedi — produce mobilità strutturale là dove non sarebbe necessaria, mentre lascia sistematicamente in deposito la grande maggioranza delle collezioni permanenti (Stone, 2002). La curatela in loco — progettazione espositiva fondata sulla collezione permanente, sul contesto istituzionale e sulla specificità del territorio — è proposta come leva strutturale: non riduce il costo del trasporto, ma ne eli- mina la necessità alla radice. Il paper argomenta inoltre che questa pratica non costituisce un impoverimento culturale, al contrario richiede un lavoro curatoriale più profondo e situato, richiede progettualità e idee. Un’idea di curatela dunque che parte da cosa sono le istituzioni per valorizzarle, andando a studiare i prestiti come sistema di racconto e comprensione di chi siamo e come siamo arrivati fino a qui. Attraverso la ricognizione di tre filoni letterari paralleli e l’analisi di casi studio concreti, il paper identifica il gap che separa la ricerca sull’impatto ambientale dalla teoria della curatela, e individua le condizioni istituzionali, di settore e formative che potrebbero favorire un cambiamento strutturale.
2026
Agnese Rebaglio, Lucia Ratti
Oltre l’esposizione (Meta)progetto. Curatela e comunicazione per un exhibit design sostenibile/responsabile
978-88-3294-275-0
Italiano
2
94
117
24
Nazionale
Il Papavero
Buccino (SA)
ITALIA
Esperti anonimi
curatela sostenibile, carbon footprint, mostre temporanee, collezioni permanenti, sostenibilità museale, programmazione espositiva, site-specific, mostra format, gestione delle collezioni
none
2. Contributo in Volume::2.1 Contributo in Volume(Capitolo,Saggio)
Crippa, Davide; Cerquiglini, Tania
268
info:eu-repo/semantics/bookPart
2
   PROGETTO2 - Exhibit2.0: La svolta Ecologica | Il RE-Factor dell'esporre
   PROGETTO2 - Exhibit2.0
   DIREZIONE GENERALE CREATIVITA' CONTEMPORANEA (DGCC)
   PNRRBI- 20230001745829/2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11578/383416
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