La valutazione del ciclo di vita (in inglese Life Cycle Assessment – LCA) rappresenta il principale riferimento internazionale per la quantificazione degli impatti ambientali nel settore delle costruzioni, e si basa sull’analisi dell’intero ciclo di vita di interi edifici, singoli prodotti o servizi. In ambito europeo e italiano la sua applicazione avviene prevalentemente attraverso l’approccio convenzionale fondato sull’impiego di dati di processo derivanti da Dichiarazioni ambientali di prodotto (in inglese Environmental Product Declarations – EPD) e banche dati dedicate. Nonostante la loro consolidata diffusione, effettuando un’analisi della letteratura è possibile dedurre che tale modello soffra di una sistematica sottostima degli impatti ambientali. Se da un lato, infatti, garantisce un’elevata accuratezza rappresentativa grazie alla specificità dei dati utilizzati, dall’altro risulta limitato in termini di completezza, a causa di una copertura parziale della catena produttiva che comporta l’esclusione di contributi emissivi indiretti, come ad esempio quelli associati ai servizi economico-amministrativi, alla produzione e manutenzione del capitale fisso e ai beni strumentali. Tali sottostime possono essere quantificate mediante approcci alternativi basati su dati macroeconomici, in particolare attraverso analisi input–output con estensioni ambientali (in inglese Environmentally Extended Input-Output Analysis – EEIO). Esse utilizzano tabelle input–output che, descrivendo i flussi intersettoriali all’interno di una completa economia nazionale, consentono di sviluppare modelli di LCA capaci di includere sia gli impatti diretti sia quelli indiretti, restituendo generalmente stime emissive superiori rispetto agli approcci di processo. Queste divergenze dei risultati si accentuano con gli approcci ibridi che combinano i vantaggi dei due modelli, integrando dettaglio e completezza sistemica. Tuttavia, l’affidabilità di tali metodologie dipende in misura rilevante dal livello di disaggregazione settoriale e qualità delle tabelle input–output disponibili. In particolare, nel contesto italiano, le tavole attualmente pubblicate presentano un livello di dettaglio limitato rispetto ad altri contesti internazionali in cui tali strumenti sono più ampiamente sviluppati e utilizzati nelle valutazioni ambientali. Alla luce delle criticità evidenziate, il contributo propone la necessità di un’evoluzione delle tavole input–output italiane, orientata a renderle maggiormente idonee all’applicazione nell’ambito dell’LCA per il settore delle costruzioni. Tale sviluppo non implica un incremento generalizzato del livello di dettaglio dell’intero sistema economico, ma può essere perseguito attraverso una disaggregazione mirata dei settori riconducibili alla filiera delle costruzioni. Un intervento di questo tipo consentirebbe di supportare in modo più robusto l’applicazione degli approcci LCA basati sul modello EEIO, contribuendo ad accrescere l’affidabilità delle stime ambientali nel contesto nazionale e quantificare le attuali sottostime delle pratiche attualmente in uso. Questa esigenza assume ulteriore rilevanza in relazione al quadro normativo europeo, che prevede entro il 2030 l’introduzione, nei diversi Stati membri, dell’obbligo di calcolo del GWP lungo il ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione.

Analisi input-output per la Life Cycle Assessment

Mattia Rozzanigo;Dario Trabucco;Giovanni Perrucci
2026-01-01

Abstract

La valutazione del ciclo di vita (in inglese Life Cycle Assessment – LCA) rappresenta il principale riferimento internazionale per la quantificazione degli impatti ambientali nel settore delle costruzioni, e si basa sull’analisi dell’intero ciclo di vita di interi edifici, singoli prodotti o servizi. In ambito europeo e italiano la sua applicazione avviene prevalentemente attraverso l’approccio convenzionale fondato sull’impiego di dati di processo derivanti da Dichiarazioni ambientali di prodotto (in inglese Environmental Product Declarations – EPD) e banche dati dedicate. Nonostante la loro consolidata diffusione, effettuando un’analisi della letteratura è possibile dedurre che tale modello soffra di una sistematica sottostima degli impatti ambientali. Se da un lato, infatti, garantisce un’elevata accuratezza rappresentativa grazie alla specificità dei dati utilizzati, dall’altro risulta limitato in termini di completezza, a causa di una copertura parziale della catena produttiva che comporta l’esclusione di contributi emissivi indiretti, come ad esempio quelli associati ai servizi economico-amministrativi, alla produzione e manutenzione del capitale fisso e ai beni strumentali. Tali sottostime possono essere quantificate mediante approcci alternativi basati su dati macroeconomici, in particolare attraverso analisi input–output con estensioni ambientali (in inglese Environmentally Extended Input-Output Analysis – EEIO). Esse utilizzano tabelle input–output che, descrivendo i flussi intersettoriali all’interno di una completa economia nazionale, consentono di sviluppare modelli di LCA capaci di includere sia gli impatti diretti sia quelli indiretti, restituendo generalmente stime emissive superiori rispetto agli approcci di processo. Queste divergenze dei risultati si accentuano con gli approcci ibridi che combinano i vantaggi dei due modelli, integrando dettaglio e completezza sistemica. Tuttavia, l’affidabilità di tali metodologie dipende in misura rilevante dal livello di disaggregazione settoriale e qualità delle tabelle input–output disponibili. In particolare, nel contesto italiano, le tavole attualmente pubblicate presentano un livello di dettaglio limitato rispetto ad altri contesti internazionali in cui tali strumenti sono più ampiamente sviluppati e utilizzati nelle valutazioni ambientali. Alla luce delle criticità evidenziate, il contributo propone la necessità di un’evoluzione delle tavole input–output italiane, orientata a renderle maggiormente idonee all’applicazione nell’ambito dell’LCA per il settore delle costruzioni. Tale sviluppo non implica un incremento generalizzato del livello di dettaglio dell’intero sistema economico, ma può essere perseguito attraverso una disaggregazione mirata dei settori riconducibili alla filiera delle costruzioni. Un intervento di questo tipo consentirebbe di supportare in modo più robusto l’applicazione degli approcci LCA basati sul modello EEIO, contribuendo ad accrescere l’affidabilità delle stime ambientali nel contesto nazionale e quantificare le attuali sottostime delle pratiche attualmente in uso. Questa esigenza assume ulteriore rilevanza in relazione al quadro normativo europeo, che prevede entro il 2030 l’introduzione, nei diversi Stati membri, dell’obbligo di calcolo del GWP lungo il ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione.
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