Il trasporto in Italia genera un costo di circa 400 miliardi di € (160 autovetture, 10 motoveicoli e 130 trasporto merci), contribuisce per oltre il 25 % al PIL ed a circa il 20 % delle entrate dello Stato (escluse le infrazioni al codice della strada che contribuiscono ai bilanci comunali a volte in modo significativo). Il trasporto ferroviario costa circa 10 miliardi di € (coperti da circa 4 miliardi di ricavi da traffico ed il resto da contributi pubblici ed immobilizzazioni, con una perdita di esercizio di circa 415 milioni di €. La memoria sintetizza alcune ricerche, svolte negli ultimi anni dall’Unità di Ricerca Trasporti, Territorio e Logistica [TTL] dell’Università IUAV di Venezia, ed affronta l’analisi dei costi del settore trasporti, il loro peso sul reddito nazionale, ed alcuni scenari futuri mirati realisticamente, a parere dell’autore, ad un miglior uso della ricchezza nazionale, almeno nel medio lungo periodo. Si forniscono quindi alcune indicazioni per tentare di invertire le tendenze in atto ed indirizzare gli sviluppi verso un diverso “scenario desiderato”.

Riflessioni sui costi sociali del trasporto in Italia e sulla struttura delle città

CAPPELLI, AGOSTINO
2010

Abstract

Il trasporto in Italia genera un costo di circa 400 miliardi di € (160 autovetture, 10 motoveicoli e 130 trasporto merci), contribuisce per oltre il 25 % al PIL ed a circa il 20 % delle entrate dello Stato (escluse le infrazioni al codice della strada che contribuiscono ai bilanci comunali a volte in modo significativo). Il trasporto ferroviario costa circa 10 miliardi di € (coperti da circa 4 miliardi di ricavi da traffico ed il resto da contributi pubblici ed immobilizzazioni, con una perdita di esercizio di circa 415 milioni di €. La memoria sintetizza alcune ricerche, svolte negli ultimi anni dall’Unità di Ricerca Trasporti, Territorio e Logistica [TTL] dell’Università IUAV di Venezia, ed affronta l’analisi dei costi del settore trasporti, il loro peso sul reddito nazionale, ed alcuni scenari futuri mirati realisticamente, a parere dell’autore, ad un miglior uso della ricchezza nazionale, almeno nel medio lungo periodo. Si forniscono quindi alcune indicazioni per tentare di invertire le tendenze in atto ed indirizzare gli sviluppi verso un diverso “scenario desiderato”.
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