I metodi della stereotomia richiedono una fortissima sintonia tra fase progettuale ed esecutiva. Il trait non può in alcun modo costituire una semplice dichiarazione d'intenti; di essenza prettamente ideologica e con la possibilità di ampie correzioni in corso d'opera. Al contrario, ogni minimo spostamento del più piccolo segmento si riverbererà sull'edificio amplificato più volte e con ripercussioni, in alcuni casi critiche, sulla sua stessa stabilità. In questa sede l'attenzione è focalizzata sulla ricerca delle proporzioni tra gli elementi grafici del trait principale della trompe di Anet, progettata da Philibert Delorme alla metà del Cinquecento ed ampiamente illustrata nel suo trattato Le Premier Tome de l'Architecture, pubblicato a Parigi nel 1567. L'articolo, anzitutto, mette in luce la natura e la genesi geometrica dei grafici considerati, verifica la loro completa sovrapposizione con gli esempi tracciati dallo stesso Delorme nel suo trattato, propone un'ipotesi riguardante la grandezza del manufatto originale e il rapporto di scala usato nelle rappresentazioni dei grafici. Il trait considerato rappresenta una sezione verticale del manufatto e pertanto ne definisce completamente i rapporti tra le parti. Cercare le proporzioni nel grafico, equivale dunque allo studio proporzionale compiuto sull'edificio stesso: analisi, in questo caso, ormai impossibile; ma ricerca non impertinente, tuttavia, visto il proposito dello stesso Delorme di scrivere un Second Tome de l'Architecture, tutto dedicato allo studio delle proporzioni. Lo studio proporzionale compiuto sul grafico rivela una fittissima rete di legami, basati essenzialmente sui triangoli rettangoli perfetti 3-4-5, 7-24-25 e 5-12-13. Tutte le proporzioni vengono definite dalla semplice scelta di due lunghezze: una base ed una altezza. L'uso del trait géométrique agisce sull'edificio come una leva progettuale, moltiplicando le azioni in una reazione a catena che ci lascia stupefatti. Pochi tratti, in questo caso due semplici archi di cerchio, regolano e definiscono l'intera architettura, trasmettendole per partenogenesi tutti i caratteri, le proporzioni, le volumetrie potenziali. L'atto creativo progettuale, infatti, risiede completamente nella costruzione del trait: è un'azione indiretta, dunque, e non riguarda l'oggetto in sé ma le sue sezioni costruttive. In tal senso, non ci sorprende lo stupore e l'entusiasmo dello stesso Delorme quando ne descrive le caratteristiche e gli effetti meravigliosi. Se a tutto questo aggiungiamo la possibilità immediata di generare modelli tridimensionali e di controllare, passo dopo passo, la costruzione reale, il metodo del trait doveva certamente apparire come una novità rivoluzionaria. L'aspetto forse più interessante, nello studio delle proporzioni di questi grafici, sembra dunque essere proprio il tentativo di giungere a scandagliare lo stadio primitivo del concepimento dell'architettura.

Le proporzioni nascoste nel trait della trompe di Anet

TREVISAN, CAMILLO
1999-01-01

Abstract

I metodi della stereotomia richiedono una fortissima sintonia tra fase progettuale ed esecutiva. Il trait non può in alcun modo costituire una semplice dichiarazione d'intenti; di essenza prettamente ideologica e con la possibilità di ampie correzioni in corso d'opera. Al contrario, ogni minimo spostamento del più piccolo segmento si riverbererà sull'edificio amplificato più volte e con ripercussioni, in alcuni casi critiche, sulla sua stessa stabilità. In questa sede l'attenzione è focalizzata sulla ricerca delle proporzioni tra gli elementi grafici del trait principale della trompe di Anet, progettata da Philibert Delorme alla metà del Cinquecento ed ampiamente illustrata nel suo trattato Le Premier Tome de l'Architecture, pubblicato a Parigi nel 1567. L'articolo, anzitutto, mette in luce la natura e la genesi geometrica dei grafici considerati, verifica la loro completa sovrapposizione con gli esempi tracciati dallo stesso Delorme nel suo trattato, propone un'ipotesi riguardante la grandezza del manufatto originale e il rapporto di scala usato nelle rappresentazioni dei grafici. Il trait considerato rappresenta una sezione verticale del manufatto e pertanto ne definisce completamente i rapporti tra le parti. Cercare le proporzioni nel grafico, equivale dunque allo studio proporzionale compiuto sull'edificio stesso: analisi, in questo caso, ormai impossibile; ma ricerca non impertinente, tuttavia, visto il proposito dello stesso Delorme di scrivere un Second Tome de l'Architecture, tutto dedicato allo studio delle proporzioni. Lo studio proporzionale compiuto sul grafico rivela una fittissima rete di legami, basati essenzialmente sui triangoli rettangoli perfetti 3-4-5, 7-24-25 e 5-12-13. Tutte le proporzioni vengono definite dalla semplice scelta di due lunghezze: una base ed una altezza. L'uso del trait géométrique agisce sull'edificio come una leva progettuale, moltiplicando le azioni in una reazione a catena che ci lascia stupefatti. Pochi tratti, in questo caso due semplici archi di cerchio, regolano e definiscono l'intera architettura, trasmettendole per partenogenesi tutti i caratteri, le proporzioni, le volumetrie potenziali. L'atto creativo progettuale, infatti, risiede completamente nella costruzione del trait: è un'azione indiretta, dunque, e non riguarda l'oggetto in sé ma le sue sezioni costruttive. In tal senso, non ci sorprende lo stupore e l'entusiasmo dello stesso Delorme quando ne descrive le caratteristiche e gli effetti meravigliosi. Se a tutto questo aggiungiamo la possibilità immediata di generare modelli tridimensionali e di controllare, passo dopo passo, la costruzione reale, il metodo del trait doveva certamente apparire come una novità rivoluzionaria. L'aspetto forse più interessante, nello studio delle proporzioni di questi grafici, sembra dunque essere proprio il tentativo di giungere a scandagliare lo stadio primitivo del concepimento dell'architettura.
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