In queste pagine viene presentato un progetto di concorso - redatto con l’architetto portoghese Manuel Aires Mateus - finalizzato alla realizzazione di un polo di formazione sui beni e le attività culturali nell’area ex-Metalplex a Benevento. Il progetto si pone come parte di una stratificazione che assimila i tempi e gli elementi più significativi dell’area d’intervento, dove gli archeologi hanno parzialmente riportato alla luce i resti dell’anfiteatro romano. La storia qui emerge dalle tracce che testimoniano la stratificazione nella forma urbana e l’architettura si mostra alla stregua di un’archeologia della trasformazione, dove l’uomo scompone e usa quanto resta di una civiltà precedente per costruire il proprio presente. L’interpretazione del luogo si fonde con quella della città e dell’articolazione tra volumi e spazi aperti, tra pieni e vuoti che ricompongono figure significative e riconoscibili. Quello che è considerato sfondo assume così senso e forma per configurarsi in rapporto ai limiti del costruito. Il nuovo assume le forme di un “calco” che oltre alla geometria definisce anche qualità specifiche del vuoto ad esso corrispondente, collocando il volume dedicato ad accogliere il polo di formazione nello spazio compreso tra l’anfiteatro e i retri degli edifici che prospettano su via Torre Catena. Il volume compatto proposto dal progetto, assorbe sui due lati principali i calchi delle realtà più significative dell’area: da un lato l’impronta semiellittica dell’anfiteatro, estesa nel suo sviluppo verticale seguendo le ipotesi ricostruttive; dal lato opposto il recupero di spazi disponibili in un rapporto omotetico con il costruito esistente e la configurazione di vuoti che ritrovano nella massa l’impronta degli stessi edifici. Nel suo attacco a terra, si scavano alcuni percorsi e spazi pubblici che collegano l’area archeologica con il fronte urbano, mentre il programma funzionale dell’edificio si sviluppa soprattutto ai piani superiori. L’articolazione di pieni e vuoti, con vari gradi di permeabilità genera una suggestiva relazione tra gli spazi interni e quella parte di città che il progetto di architettura accoglie per continuarne la trasformazione, interpretando nel presente la sua complessità storica, insediativa e culturale.

Progetto di concorso per la “Realizzazione di un polo di formazione sui beni e le attività culturali a Benevento. Progettare nella storia”

VANORE, MARGHERITA
2006

Abstract

In queste pagine viene presentato un progetto di concorso - redatto con l’architetto portoghese Manuel Aires Mateus - finalizzato alla realizzazione di un polo di formazione sui beni e le attività culturali nell’area ex-Metalplex a Benevento. Il progetto si pone come parte di una stratificazione che assimila i tempi e gli elementi più significativi dell’area d’intervento, dove gli archeologi hanno parzialmente riportato alla luce i resti dell’anfiteatro romano. La storia qui emerge dalle tracce che testimoniano la stratificazione nella forma urbana e l’architettura si mostra alla stregua di un’archeologia della trasformazione, dove l’uomo scompone e usa quanto resta di una civiltà precedente per costruire il proprio presente. L’interpretazione del luogo si fonde con quella della città e dell’articolazione tra volumi e spazi aperti, tra pieni e vuoti che ricompongono figure significative e riconoscibili. Quello che è considerato sfondo assume così senso e forma per configurarsi in rapporto ai limiti del costruito. Il nuovo assume le forme di un “calco” che oltre alla geometria definisce anche qualità specifiche del vuoto ad esso corrispondente, collocando il volume dedicato ad accogliere il polo di formazione nello spazio compreso tra l’anfiteatro e i retri degli edifici che prospettano su via Torre Catena. Il volume compatto proposto dal progetto, assorbe sui due lati principali i calchi delle realtà più significative dell’area: da un lato l’impronta semiellittica dell’anfiteatro, estesa nel suo sviluppo verticale seguendo le ipotesi ricostruttive; dal lato opposto il recupero di spazi disponibili in un rapporto omotetico con il costruito esistente e la configurazione di vuoti che ritrovano nella massa l’impronta degli stessi edifici. Nel suo attacco a terra, si scavano alcuni percorsi e spazi pubblici che collegano l’area archeologica con il fronte urbano, mentre il programma funzionale dell’edificio si sviluppa soprattutto ai piani superiori. L’articolazione di pieni e vuoti, con vari gradi di permeabilità genera una suggestiva relazione tra gli spazi interni e quella parte di città che il progetto di architettura accoglie per continuarne la trasformazione, interpretando nel presente la sua complessità storica, insediativa e culturale.
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