Venezia, la sua bellezza, non possano essere spiegate se non si accetta il fatto che oltre ai monumenti straordinari c’è un sistema insediativo complesso che si è determinato nel tempo attraverso una cultura materiale costituita da regole non scritte, da soluzioni empiriche che di volta in volta offrono occasioni di riflessione sulla forma architettonica di luoghi, di spazi, di edifici, di paesaggi. Sotto l’apparente naturalità della laguna veneziana si nasconde un sofisticato intervento tecnologico che il Sabbadino definiva “conservar la natura con l’arte”. Abbiamo ritenuto che l’esperienza didattica di un Laboratorio di progettazione integrato con altre discipline del progetto, quali il Restauro soprattutto, ma anche Tecnologia e Impianti, ci imponesse una grande cautela nel rapporto con gli elementi architettonici esistenti ma anche una ferma “opposizione” a tutte le possibili “tentazioni stilistiche”. Per questo motivo abbiamo voluto indicare soprattutto alcuni passaggi logici attraverso i quali definire un possibile approccio al problema. Si è ritenuto di formulare giudizi sull’esistente a partire da una lettura che vede il sistema insediativo veneziano come un insieme molto forte di differenze. Differenze che nel progetto di volta in volta definiscono e restituiscono il carattere specifico di ognuna delle parti di cui esso è costituito. Nelle isole lagunari, la strutturazione dei luoghi appare più semplice che a Venezia. È più facile leggere i modi che hanno guidato la crescita di questi insediamenti e le modificazioni che si sono susseguite, all’interno di un preciso quanto rigoroso complesso sistema di modi costitutivi che legano le diverse isole con la geografia, il programma, la storia. Queste considerazioni non devono essere fraintese: il processo di recupero e rivitalizzazione di un sito necessita di un progetto di architettura, senza il quale un programma di conservazione e di consolidamento dei manufatti esistenti e un nuovo assetto funzionale (ciò che sinora è stato approntato per l’isola del Lazzaretto Vecchio), non sono sufficienti a cogliere le opportunità offerte dai luoghi, perché è solo per mezzo del progetto e delle modificazioni-trasformazioni che induce, che un’area, un sito archeologico, possono diventare strategici e stabilire nuove e più ricche relazioni con il contesto generale. Il contributo è un commento metodologico dei risultati didattici del Laboratorio Integrato Sostenibilità 2, degli a.a. 2005/06 e 2006/07

Il progetto necessario

ROCCHETTO, STEFANO
2008

Abstract

Venezia, la sua bellezza, non possano essere spiegate se non si accetta il fatto che oltre ai monumenti straordinari c’è un sistema insediativo complesso che si è determinato nel tempo attraverso una cultura materiale costituita da regole non scritte, da soluzioni empiriche che di volta in volta offrono occasioni di riflessione sulla forma architettonica di luoghi, di spazi, di edifici, di paesaggi. Sotto l’apparente naturalità della laguna veneziana si nasconde un sofisticato intervento tecnologico che il Sabbadino definiva “conservar la natura con l’arte”. Abbiamo ritenuto che l’esperienza didattica di un Laboratorio di progettazione integrato con altre discipline del progetto, quali il Restauro soprattutto, ma anche Tecnologia e Impianti, ci imponesse una grande cautela nel rapporto con gli elementi architettonici esistenti ma anche una ferma “opposizione” a tutte le possibili “tentazioni stilistiche”. Per questo motivo abbiamo voluto indicare soprattutto alcuni passaggi logici attraverso i quali definire un possibile approccio al problema. Si è ritenuto di formulare giudizi sull’esistente a partire da una lettura che vede il sistema insediativo veneziano come un insieme molto forte di differenze. Differenze che nel progetto di volta in volta definiscono e restituiscono il carattere specifico di ognuna delle parti di cui esso è costituito. Nelle isole lagunari, la strutturazione dei luoghi appare più semplice che a Venezia. È più facile leggere i modi che hanno guidato la crescita di questi insediamenti e le modificazioni che si sono susseguite, all’interno di un preciso quanto rigoroso complesso sistema di modi costitutivi che legano le diverse isole con la geografia, il programma, la storia. Queste considerazioni non devono essere fraintese: il processo di recupero e rivitalizzazione di un sito necessita di un progetto di architettura, senza il quale un programma di conservazione e di consolidamento dei manufatti esistenti e un nuovo assetto funzionale (ciò che sinora è stato approntato per l’isola del Lazzaretto Vecchio), non sono sufficienti a cogliere le opportunità offerte dai luoghi, perché è solo per mezzo del progetto e delle modificazioni-trasformazioni che induce, che un’area, un sito archeologico, possono diventare strategici e stabilire nuove e più ricche relazioni con il contesto generale. Il contributo è un commento metodologico dei risultati didattici del Laboratorio Integrato Sostenibilità 2, degli a.a. 2005/06 e 2006/07
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