L’analisi di una rappresentazione egizia ci lascia assai spesso perplessi e sorpresi, costatata l’apparente mancanza di metodo e l’evidente difficoltà di comprensione degli elementi figurativi. Nel caso di rappresentazioni astronomiche, e dunque con l’introduzione di elementi tecnico-scientifici, l’incertezza aumenta ancor più. La cultura scientifica egizia è infatti caratterizzata da una marcata oscillazione tra precisione e approssimazione. Ad esempio, di fronte all’orientamento della piramide di Cheope, esatto a meno di pochi centesimi di grado, oppure alla corretta formula per il calcolo del volume del tronco di piramide, in molti altri casi la soluzione è solo vagamente approssimata, come nel calcolo dell’area di un quadrilatero generico oppure di quella di un cerchio. Le rappresentazioni astronomiche non si sottraggono a questa norma, proponendo soluzioni a volte geniali nell’intuizione ma quasi sempre assai trascurate nella realizzazione. Né è semplice distinguere l’aspetto concesso alla composizione, dagli elementi che devono essere rappresentati nel rispetto del concetto egizio della massima evidenza, da ciò che, infine, deve essere riportato con precisione, per memoria o celebrazione del rito. Lo zodiaco egizio di gran lunga più famoso, e per le ipotesi qui esposte anche il più interessante, è lo zodiaco circolare di Dendera (noto con il nome di Dendera B, il primo di questo tipo di zodiaci), trasferito a Parigi nel 1828 e oggi al Louvre, proveniente dalla metà Ovest del soffitto della stanza centrale della cappella Est di Osiris, posta sul tetto del tempio di Hathor. La rappresentazione dello zodiaco circolare di Dendera, anche e soprattutto per il suo presentarsi come prototipo, pone alcuni rilevanti problemi interpretativi, legati saldamente tra loro: - Ricercare le motivazioni dell’orientamento dell’asse del tempio, ruotato di circa 18 gradi rispetto al Nord, verso Est. - Studiare la disposizione delle costellazioni, cercando di comprendere se si tratta di una sorta di deformazione ad anello degli zodiaci rettangolari o piuttosto se il risultato derivi da un metodo riproducibile e riconoscibile. - Valutare se i dati in nostro possesso sono sufficienti per definire una precisa datazione del disco, oppure almeno un ambito temporale ristretto. - Analizzare il significato della rotazione, rispetto al corretto orientamento geografico, dei simboli geroglifici Est e Ovest, posti sull’anello esterno del disco. Se la prima domanda ha già trovato una quasi certa risposta definitiva, le altre costituiscono ancora oggetto di discussione. Il metodo proposto in questa sede prevede la semplice misura, presa sull’ideale sfera celeste, della lunghezza della corda tra una stella ed un polo di riferimento ed il suo riporto radiale sul piano di rappresentazione, ancora una volta a partire da un polo. Inoltre, sono qui proposte due date fondatrici, corrispondenti a due eclissi di Sole, in grado di giustificare la configurazione complessiva.

La rappresentazione delle costellazioni nello zodiaco circolare di Dendera

TREVISAN, CAMILLO
2012

Abstract

L’analisi di una rappresentazione egizia ci lascia assai spesso perplessi e sorpresi, costatata l’apparente mancanza di metodo e l’evidente difficoltà di comprensione degli elementi figurativi. Nel caso di rappresentazioni astronomiche, e dunque con l’introduzione di elementi tecnico-scientifici, l’incertezza aumenta ancor più. La cultura scientifica egizia è infatti caratterizzata da una marcata oscillazione tra precisione e approssimazione. Ad esempio, di fronte all’orientamento della piramide di Cheope, esatto a meno di pochi centesimi di grado, oppure alla corretta formula per il calcolo del volume del tronco di piramide, in molti altri casi la soluzione è solo vagamente approssimata, come nel calcolo dell’area di un quadrilatero generico oppure di quella di un cerchio. Le rappresentazioni astronomiche non si sottraggono a questa norma, proponendo soluzioni a volte geniali nell’intuizione ma quasi sempre assai trascurate nella realizzazione. Né è semplice distinguere l’aspetto concesso alla composizione, dagli elementi che devono essere rappresentati nel rispetto del concetto egizio della massima evidenza, da ciò che, infine, deve essere riportato con precisione, per memoria o celebrazione del rito. Lo zodiaco egizio di gran lunga più famoso, e per le ipotesi qui esposte anche il più interessante, è lo zodiaco circolare di Dendera (noto con il nome di Dendera B, il primo di questo tipo di zodiaci), trasferito a Parigi nel 1828 e oggi al Louvre, proveniente dalla metà Ovest del soffitto della stanza centrale della cappella Est di Osiris, posta sul tetto del tempio di Hathor. La rappresentazione dello zodiaco circolare di Dendera, anche e soprattutto per il suo presentarsi come prototipo, pone alcuni rilevanti problemi interpretativi, legati saldamente tra loro: - Ricercare le motivazioni dell’orientamento dell’asse del tempio, ruotato di circa 18 gradi rispetto al Nord, verso Est. - Studiare la disposizione delle costellazioni, cercando di comprendere se si tratta di una sorta di deformazione ad anello degli zodiaci rettangolari o piuttosto se il risultato derivi da un metodo riproducibile e riconoscibile. - Valutare se i dati in nostro possesso sono sufficienti per definire una precisa datazione del disco, oppure almeno un ambito temporale ristretto. - Analizzare il significato della rotazione, rispetto al corretto orientamento geografico, dei simboli geroglifici Est e Ovest, posti sull’anello esterno del disco. Se la prima domanda ha già trovato una quasi certa risposta definitiva, le altre costituiscono ancora oggetto di discussione. Il metodo proposto in questa sede prevede la semplice misura, presa sull’ideale sfera celeste, della lunghezza della corda tra una stella ed un polo di riferimento ed il suo riporto radiale sul piano di rappresentazione, ancora una volta a partire da un polo. Inoltre, sono qui proposte due date fondatrici, corrispondenti a due eclissi di Sole, in grado di giustificare la configurazione complessiva.
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