Il contributo analizza il ruolo di Giuseppe Pagano come figura chiave nel dibattito sul rapporto tra design, politica e società nell’Italia tra le due guerre. Attraverso una lettura critica della sua produzione teorica e progettuale, il testo esplora come il suo operato abbia incarnato una visione del design intesa come strumento etico e collettivo, orientato alla costruzione di un sistema produttivo razionale e democratico. La ricerca si basa su un’analisi delle principali fonti dell’epoca, tra cui Casabella, documenti d’archivio e materiali espositivi, per ricostruire il contributo di Pagano alla definizione di un metodo progettuale fondato sul concetto di standardizzazione e produzione in serie. Il contributo approfondisce inoltre il ruolo di Pagano nelle Triennali degli anni Trenta, con particolare attenzione alla VI Triennale del 1936 e alla Mostra internazionale della produzione in serie alla VII Triennale del 1940, eventi in cui emerge la sua capacità di connettere architettura, produzione industriale e cultura del progetto in una visione integrata. L’indagine si sviluppa intrecciando analisi storica e lettura critica delle fonti, mettendo in luce il valore della sua azione come teorico e curatore, nonché il suo progressivo distacco dal fascismo e l’impegno antifascista fino alla tragica morte nel campo di concentramento di Mauthausen. Attraverso lo studio della figura di Pagano, il contributo propone una riflessione più ampia sul ruolo del design nella società, interrogandosi sulle sue implicazioni politiche ed etiche e sulla necessità di recuperare una prospettiva progettuale capace di coniugare innovazione, responsabilità e consapevolezza storica.

Giuseppe Pagano, fascista e antifascista, e altre resistenze

Bassi, Alberto
2020-01-01

Abstract

Il contributo analizza il ruolo di Giuseppe Pagano come figura chiave nel dibattito sul rapporto tra design, politica e società nell’Italia tra le due guerre. Attraverso una lettura critica della sua produzione teorica e progettuale, il testo esplora come il suo operato abbia incarnato una visione del design intesa come strumento etico e collettivo, orientato alla costruzione di un sistema produttivo razionale e democratico. La ricerca si basa su un’analisi delle principali fonti dell’epoca, tra cui Casabella, documenti d’archivio e materiali espositivi, per ricostruire il contributo di Pagano alla definizione di un metodo progettuale fondato sul concetto di standardizzazione e produzione in serie. Il contributo approfondisce inoltre il ruolo di Pagano nelle Triennali degli anni Trenta, con particolare attenzione alla VI Triennale del 1936 e alla Mostra internazionale della produzione in serie alla VII Triennale del 1940, eventi in cui emerge la sua capacità di connettere architettura, produzione industriale e cultura del progetto in una visione integrata. L’indagine si sviluppa intrecciando analisi storica e lettura critica delle fonti, mettendo in luce il valore della sua azione come teorico e curatore, nonché il suo progressivo distacco dal fascismo e l’impegno antifascista fino alla tragica morte nel campo di concentramento di Mauthausen. Attraverso lo studio della figura di Pagano, il contributo propone una riflessione più ampia sul ruolo del design nella società, interrogandosi sulle sue implicazioni politiche ed etiche e sulla necessità di recuperare una prospettiva progettuale capace di coniugare innovazione, responsabilità e consapevolezza storica.
2020
9788885745384
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