Nel tempo della saturazione informativa, dell’ipervisibilità e della crescente automatizzazione dei processi, il design della comunicazione emerge come uno dei luoghi decisivi in cui si negoziano senso, accesso e potere. L’articolo sviluppa una riflessione teorico-critica sul design della comunicazione inteso come pratica intrinsecamente politica, interrogandone le dimensioni ontologiche, performative ed etiche nel contesto contemporaneo. A partire dalla sua funzione di mediazione e traduzione tra sistemi di contenuto e soggetti destinatari, il design viene assunto come dispositivo interpretativo capace di configurare condizioni di accesso, inclusione ed esclusione, nonché di produrre effetti normativi impliciti. In un ecosistema segnato dalla platform society e dall’espansione dell’intelligenza artificiale, tali dinamiche si intensificano, delineando una condizione di iperesponsabilità del progettista, chiamato a confrontarsi con le conseguenze sistemiche, spesso imprevedibili, del proprio operato. Il contributo problematizza la retorica del “design for good”, evidenziando la complicità del progetto nelle logiche di potere, controllo e manipolazione. In tale prospettiva, il design si configura come campo di tensione critica e possibile spazio di resistenza rispetto alla ridefinizione politica dei diritti e dei valori democratici.
Attacco al design. Valori, politica, resistenza = Design under attack. Values, politics, resistance
Giovanni Sinni
2026-01-01
Abstract
Nel tempo della saturazione informativa, dell’ipervisibilità e della crescente automatizzazione dei processi, il design della comunicazione emerge come uno dei luoghi decisivi in cui si negoziano senso, accesso e potere. L’articolo sviluppa una riflessione teorico-critica sul design della comunicazione inteso come pratica intrinsecamente politica, interrogandone le dimensioni ontologiche, performative ed etiche nel contesto contemporaneo. A partire dalla sua funzione di mediazione e traduzione tra sistemi di contenuto e soggetti destinatari, il design viene assunto come dispositivo interpretativo capace di configurare condizioni di accesso, inclusione ed esclusione, nonché di produrre effetti normativi impliciti. In un ecosistema segnato dalla platform society e dall’espansione dell’intelligenza artificiale, tali dinamiche si intensificano, delineando una condizione di iperesponsabilità del progettista, chiamato a confrontarsi con le conseguenze sistemiche, spesso imprevedibili, del proprio operato. Il contributo problematizza la retorica del “design for good”, evidenziando la complicità del progetto nelle logiche di potere, controllo e manipolazione. In tale prospettiva, il design si configura come campo di tensione critica e possibile spazio di resistenza rispetto alla ridefinizione politica dei diritti e dei valori democratici.| File | Dimensione | Formato | |
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